—Dicevo…—balbettò quindi, impacciato come un pulcino nella stoppa—dicevo così… per un senso di umanità… ma noi…

—Scusi se la fermo qui;—interruppe Tristano, mettendosi sul grave.—Nel caso nostro non c'è umanità che tenga. Son venuti a cercare? Sì. Hanno voluto la minima distanza? Sì. La colpa, se c'è colpa, non è nostra di certo. E adesso, mi faccia la grazia di rimettersi l'umanità in tasca, o scambio d'una giostra, se ne fanno due.—

Tristano, come si vede, era poco arrendevole, e nelle quistioni, per dirla con una frase volgare, ma calzante, anzi fin troppo calzante, c'entrava cogli stivali.

L'avversario vide la mala parata e prudentemente ritirò la sua umanità, «come face le corna la lumaccia».

—Va bene, va bene;—disse allora Tristano, rabbonendosi;—ora misuriamo il terreno. Ecco qua Bonisconti che l'aiuterà in questa faccenda; io e il suo amico andremo sotto la tettoia a caricare le armi.—

Con queste parole, il Priore si allontanò dal campo, ma non tanto rapidamente che non avesse tempo a bisbigliare una raccomandazione al collega.

—Hanno paura;—gli disse.—Vorrebbero guadagnare qualche passo nella misura del terreno. Se ci si provano, chiudi un occhio.

—Non dubitare, Tristano; magari tutt'e due.

—No, sarebbe troppo.

—Quand'è così, uno soltanto; sta tranquillo.—