—Ma infine, vediamo dov'è la ferita;—entrò a dire il chirurgo;—sbottoniamo il soprabito.
—No, no, non occorre. Dev'esser qui, più alto, più alto ancora;—indicava il Forniglia, sforzandosi di voltare la faccia verso l'omero destro, poichè aveva le braccia trattenute dai padrini.—Mi lascino almeno strappar la camicia. Mi sega la gola, mi soffoca…—
Il discepolo d'Esculapio, che aveva finalmente veduto uno squarcio nel soprabito, all'altezza della clavicola, e indovinato la cagione di quel soffocamento, che accennava il Forniglia, gli tolse subito la cravatta e strappò il solino, che, pel subito inturgidire del collo, non gli venìa fatto di sbottonare.
Una rifiatata di quel poveraccio disse al chirurgo ed agli astanti che quel sollievo era capitato in buon punto.
—Bene! Non è nulla; sapete?—ripeteva il ferito ai suoi padrini, che erano sottentrati nel pietoso ufficio al Priore.—Non ho studiato medicina per niente. È una sciocchezza… una…
—Non si affatichi!—interruppe il dottore.—Sarà una cosa di poca importanza, se starà cheto. Ma prima di tutto, signori, trasportiamolo al coperto. Così; uno da piedi; non lo muovano troppo.—
E lì, con tutti i riguardi possibili, quella gente, poc'anzi intesa con ogni cura a far morire il suo simile, si adoperava a salvarlo. Già, non avviene egli il medesimo in guerra? E il duello non è forse una guerra ridotta ai minimi termini? Avanti dunque così, colla benedizione del cielo, e consoliamoci pensando che le norme della cavalleria e la convenzione di Ginevra abbiano trovato il modo di regolare un tratto la malvagità naturale dell'uomo.
Dietro al convoglio, come la morale dopo la favola, veniva Ariberti, tenendo ancora la sua pistola nel pugno.
Il nostro eroe andava innanzi macchinalmente, stordito da quella catastrofe e senza intendere come fosse avvenuta. Era sogno, o realtà? Ed era lui, tiratore mal destro, che non si ricordava d'avere mai colto neppure uno scricciolo nella siepe, era lui che, impugnando la prima volta una pistola, doveva colpire nel segno? Dieci tiratori, più esperti, più tranquilli e più assestati di lui, avrebbero dovuto fare a quel giuoco il secondo colpo ed il terzo. E lui, impacciato, confuso com'era, imbroccava alla prima. Stranezze del caso, amori ciechi della fortuna; con cui, del resto, non c'è da fare a fidanza, perchè se è vero ch'ella ami i giovani, può sempre darsi che trovi uno più giovane di noi.
—Orbene, che cosa fa Lei?—gli chiese ridendo il Priore, come furono sull'uscio della casa in cui si trasportava il ferito.—Deponga la sua pistola.