—Caro mio, le son cose di tutti i giorni. Del resto, siamo giusti; il conte Candioli non aveva quel gran bisogno di me, che tu dici. L'ortografia non è mai stata il suo forte; ma in tutto l'altro non c'era male, ed io non ci avevo alcun merito.—
Bertone parlava così, da quel giovine discreto ch'egli era; ma noi sappiamo già come stavano le cose tra lui e il Candioli. Il quale, dopo tutto, o aveva trovato un altro aiuto, o ci aveva ragioni così forti da doversene passare, perchè era proprio lui che aveva fatto licenziare il Bertone dal suo modestissimo ufficio.
Ammirati i fiori sul davanzale, con manifesto rincrescimento del loro proprietario, che vedeva mal volentieri il suo amico accostarsi alla finestra, Ariberto venne alla scopo della sua visita. Filippo, veramente, avrebbe preferito di studiare anatomia, e mettere in carta le sue lezioni di quel giorno; ma come cavarcela onestamente da un amico che viene a posta da noi per leggerci una tragedia e domandarci il nostro riverito parere? Questo supplizio non è egli forse, e in prima riga, tra gli obblighi della vera amicizia? Filippo adunque si acconciò serenamente al suo fato, e senza muovere un lagno, senza aprire la fauci ad uno sbadiglio, stette due ore e mezzo all'eculeo.
—Ariberto,—gli disse gravemente, poi che questi fu all'ultima pagina del suo scartafaccio,—vuoi che ti dica il mio sentimento, da uomo ignorante, ma proprio come sta, e senza rigiri?
—Appunto per questo son venuto da te.
—Eccolo dunque; ci sono delle scene che mi piacciono; pensieri nobilissimi, e taluni anche nuovi; passi lirici stupendi. Ma non mi finisce la scuola, che ti conduce all'esagerato ed al falso. Dove sei tu, proprio tu, colla tua limpida vena e col tuo ardore giovanile, va bene; dov'è la scuola, colle sue ampolle, coi suoi ghirigori, colle sue nebbie, va male. Scusa, sai; ma tu mi domandi schiettezza, ed io ti servo a misura di carbone. Alle corte, se vuoi stampare, fàllo, ma per frammenti; e siano quelli soltanto dove sei tu, proprio tu, e dove non appare lo stento della imitazione forastiera. Ogni paese ha l'indole sua, che si manifesta in tutte le forme del suo pensiero, come in tutte le sue costumanze. La nostra ci è derivata dal nostro cielo, dal nostro sole, dall'aspetto della nostra natura; essa è tutta serenità, purezza di contorni, armonia di colori.
—Saggio di geografia letteraria!—notò Ariberti, sorridendo a fior di labbra.—Già voi altri materialisti della scienza…
—Indaghiamo i fenomeni, senza pretendere di assoggettarli ai capricci della nostra mente. Che farci, se la natura ha stabilite le differenze ella stessa? Siamo pure cosmopoliti nel desiderio di coglierla sul fatto e di esprimerla con verità; ma facciamo di esser noi in tutto il resto, nient'altro che noi. E tu, fa a modo mio, Ariberto; stampa i frammenti.—
Il povero poeta si trovava, come suol dirsi, tra l'incudine e il martello. Valerga perdonava a certe scappate liriche in grazia della scuola; Bertone condannava la scuola senza remissione.
Per altro, Filippo dava il consiglio più praticabile. La tragedia non trovava un cane che la volesse; i frammenti potevano sgattaiolare più facilmente nel campo della pubblicità.