—Grazie;—rispose Ariberti inchinandosi e lasciando correre quella vanagloriosa uscita del contino Candioli, la cui scherma si restringeva alle lezioni prese in collegio con una sciabola di legno;—questa promessa sua mi farà raddoppiare di buona volontà nell'esercizio delle armi. Domani, se permette, le manderò il mio povero libricciolo. Posso sperare che lo leggerà e lo farà leggere alle sue alte conoscenze? Il patrocinio d'un buongustaio e d'un gentiluomo come Lei, mi è più che mai necessario.—

Il nostro poeta snocciolò la sua perorazione tutto d'un fiato, per timore che quell'inciso «farà leggere» non gli restasse in gola dalla vergogna.

—Capisco, capisco;—replicò sorridendo il contino;—Dovrei anche farlo leggere a Giunone. Ne rougissez pas, que diable! Entre amis, la chose est faisable. Ma adesso, caro mio, vous avez des intelligences dans la place, e il conte Candioli non vi è più necessario.

—Che cosa dice?—domandò l'Ariberti confuso senza badar nemmeno a schermirsi, come avrebbe voluto in principio, da quella entrata sotto misura del conte.

—Dico, mio caro, che adesso ci avete un amico più vecchio per rendervi servizio, un amico che ha le sue coudées franches presso la vostra Giunone mentre io non sono che un visitatore dei giorni di ricevimento.—

Quelle parole furono tante stoccate per l'Ariberti che diventò bianco nel viso come un panno lavato.

—Quale amico?—diss'eglì.

—Che? non lo sapevate? Dans ce cas, je suis désolé d'en avoir trop dit….

—No, no, parli pure, mi dica tutto liberamente. Già, senta,—soggiunse l'Ariberti, sforzandosi di sorridere,—io non sono così innamorato della…. signora, da ingelosirmi di chi pratica in casa sua. Ne avrei forse il diritto, io che la conosco a mala pena di veduta? No, no, Ella s'inganna a credere che io…. Ma infine…

—È sempre bene saper tutto; non è così?