— Ebbene, se torna a nascere, Eccellenza, sarà il guardasigilli del secolo venturo.
— Grazie dell’augurio! Ma ci saranno ancora sigilli da guardare?
— Ne dubita forse, Eccellenza?
— Eh, caro conte! a veder la piega che piglia il mondo, c’è da scommettere che nel secolo venturo non ci sarà più nè giustizia nè grazia. —
Era una giornata di nervi, ed Almerico rispettò la piega che prendeva la filosofia del suo ministro. Anch’egli, il nostro giovanotto, era nervoso la parte sua. Che istoria lunga, quella di Luigi XIV e della signora di Maintenon! Francava la spesa di scriver lettere da Parigi.... e di leggerle!
Quasi in punizione della poca stima che ne faceva Almerico, per sei giorni alla fila fu interrotto l’epistolario del cavalier Buonsanti. Allora, anche a costo di sentire che cosa pensasse l’amico suo di Luigi XV e delle sue invocazioni al diluvio universale, Almerico avrebbe voluto lettere di laggiù. Ma il sesto giorno passò ed anche mezzo il settimo, senza che il corriere di Francia gli portasse ciò che aspettava.
— Se l’ho detto io! — esclamò. — È felice chi parte! —
Che c’entrava il Buonsanti, in quella felicità? Ma il nostro Almerico aveva detto così, ed io riferisco testualmente.
A mezzo il settimo giorno, il ministro lo chiamò nella sua stanza, lo fece sedere sulla poltrona dei seccatori, e gli disse:
— Conte, voi dovreste farmi un piacere.