— Che dice, Eccellenza? Mi dia un comando.
— No, si tratta di un piacere, e voi potreste anche dirmi di no. Ma non me lo direte, io spero. Dovreste viaggiare.... per me.
— In capo al mondo, Eccellenza.
— Oh, non così lontano, — rispose il ministro; — neanche alle colonne d’Ercole. Solamente a Parigi. —
Almerico guardò in faccia il ministro.
— A Parigi! — ripetè, quasi temendo di aver male udito.
— Sì; vi dispiace forse! Vorrei aver copia di certi atti del secolo scorso, che sono conservati nell’archivio del ministero di grazia e giustizia, a Parigi, e mi premerebbe anche di averli presto. Laggiù non me li negheranno di certo; ma io non posso apparire noioso, sollecitando la spedizione. Una persona che se ne incarichi, e all’occorrenza si prenda la briga di trascrivere, può farmi avere in otto giorni ogni cosa. Ora, voi lo sapete, ci son tre modi di spender male i denari dello Stato, dando ad altri un incarico di questa fatta: o una somma abbastanza rilevante, alla cieca, col rischio di non essere servito, ma con la certezza di non vedere più un soldo; o l’indennità quotidiana secondo le competenze gerarchiche di un ufficiale dello Stato, che approfitta dell’occasione per fare una passeggiata, e sa anche farla durare; o finalmente il rimborso delle spese, secondo una nota che l’incaricato fa di sua testa, mettendoci il fiaccheraio a tutte l’ore del giorno, le cinque lire date al facchino, le dieci al portiere, e le venti alla cameriera dell’albergo. A proposito di questi incarichi straordinari, c’è una storia, nei ministeri (ma forse non è che una leggenda), di diecimila lire spese per mandare una commissione fuori Stato, e sapere ciò che già da un anno era stampato in un volume da due lire e cinquanta. Or dunque, e ritornando al caso nostro, noi non ci appiglieremo a nessuno di questi tre modi, signor conte. Voi mi farete il piacere tutto intiero, andando a Parigi per me, ma a spese vostre.
— Grazie! — proruppe Almerico. — È un delicato pensiero.
— Con uomini come voi non si può fare altrimenti; — disse il ministro. — Ho pensato che avete bisogno di una piccola licenza, per riposarvi da tante fatiche, durate in questi ultimi tempi. Amo darvela ora, che il lavoro non è più così urgente. E perchè voi neppur oggi la gradireste, colgo l’occasione di uno studio che mi preme sia fatto da qualcheduno, e vi dico: volete farmi il piacere?
— Eccellenza, — rispose Almerico, — voi nascondete sotto il velo della commissione un favore, ed è questo il modo di raddoppiare il prezzo. Ma se io non potessi andare a Parigi?...