Il conte di Riva non se lo fece dire due volte. Preso un giornale che aveva comperato quella mattina alla stazione di Napoli, fece un grosso involto di quel terriccio grumoso, e lo cacciò in una tasca della sua spolverina. Ritornata nel pomeriggio all’albergo, miss Madge provò subito il sapone «degli antichi Romani» e lo trovò eccellente. Era dunque naturale che ne desiderasse una maggior quantità, per distribuirne un pugno a tutte le sue amiche degli Antipodi. E perchè a Pompei si andò parecchie volte, essendoci molto da vedere e molto da consegnare nelle pagine del famoso albo, il provveditore di sapone pompeiano ne raccolse tanto da riempirne poi, a Napoli, una sacca da viaggio.

— Come siete gentile! — gli disse ancora una volta miss Madge, mentre erano in un salottino dell’albergo, aspettando mistress Eliza, che finiva di abbigliarsi per la scarrozzata serale.

— Signorina, è ben poca cosa! — rispose Massimo. — Vi obbedisco assai volentieri, lo sapete. Sebbene, — soggiunse egli, sospirando, — questa volta, l’obbedienza mi faccia esser triste.

— Triste! — esclamò la fanciulla. — E perchè?

— Perchè pensate di fare un presente alle amiche; segno evidente che meditate di ripassare l’Atlantico. Ed io.... ne morrò.

— Veramente?

— Non lo credete? Chi v’ha conosciuta, miss Madge, non può vedere più altro, nel vecchio Mondo.

— Allora, si può far meglio che morire; — rispose giudiziosamente lei.

— E che cosa? — domandò Massimo, accostandosi.

La fanciulla arrossiva, forse, di aver dimostrato tanto giudizio.