— Che c’è? — domandò mistress Eliza, entrando nel salottino.

— Ammiro i disegni di miss Madge; — rispose Massimo. — Questo, per l’appunto, è la verità vera.

— Non è più dunque tanto necessario il colore! — osservò miss Madge.

— Incomincio ad esserne persuaso, signorina. Tutto ciò che fate è ben fatto; tutto ciò che dite è ben detto; tutto ciò che volete.....

— Calmatevi, conte! — entrò a dire mistress Eliza. — La mia figliuola non vorrà niente, non avendo ancora l’età e lo stato di volere. —

L’osservazione era giusta, e il conte di Riva s’inchinò.

— Non la guastate un po’ voi, coi vostri elogi? — ripigliò la signora Lockwood, temperando con quella mezza spiegazione la severità delle sue prime parole.

— Signora, io dico quel che sento; — rispose Massimo. — Per altro, è tanta saviezza in voi, che io amo obbedirvi tacendo, anzi che insistere nella espressione dei miei giudizi artistici.

— Italiani! — disse la signora Lockwood, tentennando la testa. — Italiani! sempre esaltati! —

E rise, la brava signora, a modo suo, mettendo in mostra la doppia fila di perle.... occidentali.