— Sono geloso; — rispose Massimo.

— Veramente?

— Sì, veramente, verissimamente. —

Miss Madge a tutta prima sorrise; ma poi, a grado a grado, si fece seria. Il conte di Riva, notando quel mutamento, incominciò a temere d’essere andato tropp’oltre. Voleva parlare, ma ella non gliene diede il tempo, e andò a rifugiarsi sotto le ali materne. Per tutto quel giorno non gli diede più occasione di parlarle da solo a sola.

Il giorno seguente, mentre erano al Museo Nazionale, al piano superiore, nella galleria dei quadri. Massimo trovò il buon momento per bisbigliarle:

— Sempre in collera, miss?

— Io? — esclamò la fanciulla, con aria di stupore. — E perchè? contro chi?

— Ah, siete cattiva! — mormorò Massimo, vedendo ch’ella non voleva ricordarsi. — Ed io che vi amo tanto! —

Temette lì per lì di vedersi dare una voltata di spalle. Ma la signorina Madge non cedeva a questi impeti subitanei di sdegno meridionale europeo.

— Signor conte, — diss’ella, con accento tranquillo, ma un tantino sarcastico, — c’è un proverbio, al mio paese.... —