— Milady.... scriverò delle lettere; — rispose Massimo.

— Benissimo! Ne avrete anche molte da scrivere. Noi vi facciamo perdere tanto tempo, ogni giorno!

— Ah, che dite mai? Tempo guadagnato, milady, a stare nella vostra amabile compagnia! —

Il complimento era portato dalla necessità; non fioriva spontaneo. Comunque, mistress Eliza lo ricompensò con un sorrisetto. Ahimè, non era un sorriso di miss Madge.

— E poi, — soggiunse la signora Lockwood, — spero che vi vedremo al corso di Chiaia. —

Massimo ringraziò la signora; quantunque a dirvi tutta la verità, egli avrebbe amato assai più che l’invito gli fosse stato fatto dalla sua graziosa figliuola. Ma la bella dai capegli d’oro, dai raggi filati, non diceva nulla, non esprimeva nulla, in quel punto. Non gli stava già sostenuta, come un’italiana avrebbe fatto in una simile occasione; spegneva la luce de’ suoi occhi, e allora, buona notte! il viso della graziosa americana era muto come il suo labbro. Care donnine d’ogni paese, come siete brave voialtre, quando vi prende il capriccio di far disperare il prossimo!

Il conte di Riva pranzò dunque da solo, sforzandosi di parere gaio ai suoi commensali della tavola rotonda. Non ci vedrete contraddizione, io spero, tra i commensali e la solitudine sua. Si è soli ad una tavola d’albergo, quando non si ha la propria società. Tutti gli altri commensali sono pranzatori della medesima ora, coi quali è già molto che si scambi un cenno del capo, quando si son veduti a quell’ora per otto giorni di seguito. A questi ultimi desiderava di apparire gaio quel giorno, affinchè non lo prendessero per un ragazzo abbandonato, per un cane sperduto.

Finito il pranzo, escì subito dall’albergo, e andò a fare una scarrozzata in Toledo. Di là, a piedi, si avviò per Chiaia, lentamente, guardando le botteghe, e giunse finalmente alla Villa, dove si fermò in vicinanza dell’entrata, come tutti gli altri eleganti giovanotti, per vedere i cavalli, le livree, gli equipaggi e le dame. Era là da parecchi minuti a piuolo, quando si sentì mettere una mano sulla spalla.

— Massimo! — gli disse una voce, accompagnando quell’atto di grande familiarità.

Il conte di Riva si volse e riconobbe il personaggio.