— Ah, ah, mi fate ridere! — rispose il Gerolifi. — Ecco l’impossibile di tutti gl’impossibili.

— E perchè, di grazia?

— Per una ragione semplicissima: la mia ascrizione all’Ordine sovrano di San Giovanni di Gerusalemme. —

A quelle parole, proferite con grande solennità, Massimo aveva rizzato l’orecchio.

— Voi siete cavaliere di Malta? — esclamò.

— Non ve l’ho detto, mio caro conte? — riprese il Gerolifi. — Credevo che oramai lo sapeste. Ad ogni modo, ve lo dico ora: son cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, comunque vi piaccia chiamare il vostro servitore ed amico.

— Me ne congratulo con voi; — disse il conte di Riva. — Ma in che l’esser cavaliere di Malta potrebbe impedirvi il matrimonio? Ci son forse più voti?

— Altro! — replicò il Gerolifi. — E voti solenni.

— Così, dunque, il vostro bel nome.... si spegnerà con voi?

— No, caro amico. Vive ed ha figli il mio fratello maggiore, il duca di Santa Maria. —