— Gli amici son molto gentili, — diss’ella, — aspettiamoli dunque. E frattanto datemi una notizia. Sapete nulla della quistione che è nata ieri, o ier l’altro?
— Tra chi?
— Tra il Savelli e il Riccoboni. M’hanno detto che era il grande avvenimento del giorno.
— Ah, sì... — rispose il Montegalda. — Ora me ne ricordo. Ma si saranno strette le destre, «siccome tra cortesi alme si suole».
— Davvero? e quando? —
Dal gesto e dall’accento animato della duchessa, Almerico capì d’aver detto troppo. «Ecco una cosa, — pensò egli, — che non s’imparerà mai abbastanza. Bisogna astenersi sempre dal riferir notizie che riguardino le persone, fossero pure le meno importanti per chi ce ne parla».
— Non so, — rispose egli poscia, ravvedutosi a tempo. — Non ne sono neanche informato, e non manifestavo che una speranza mia. Sapete pure, signora! Noi, guardiani della legge, non vediamo di buon occhio le soluzioni estralegali. Desidero di cuore che la cosa finisca con una stretta di mano.
— Tanto più, — soggiunse la duchessa, — che la questione non sarà grave.
— Non so, signora. Ho inteso che son corse delle parole vivaci, ma non ne ho chiesto il perchè.
— «Cherchez la femme», mio caro guardasigilli, «cherchez la femme»! — disse il commendatore Buonsanti.