Del cristal con que se mira.
Il conte di Riva si vestì in fretta, andò a farsi bello, più bello del solito, poi capitò nel salottino dei Lockwood. Miss Madge era là, seduta accanto alla finestra, leggendo, in attesa della madre, che finiva di abbigliarsi, e del babbo, che era andato a fare la sua passeggiata mattutina alla Villa.
— Non vi abbiamo veduto, iersera! — gli disse la fanciulla.
Le parole potevano essere di rimprovero; ma l’accento non c’era. Miss Madge parlava italiano, ma non dava colore alla frase.
— Signorina! — esclamò Massimo, mettendo egli in una sola parola tutto il colore che sarebbe potuto bastare al più lungo dei discorsi. — Fu un giorno di pena, quello di ieri. Doveva essere intiero. Ed io lo segnerò tra i nefasti.
— Veramente? —
E gli sorrise, miss Madge, gli sorrise, mormorando il suo deliziosissimo avverbio. Ah, il sole, apparendo dai monti Amalfitani, e stendendo i suoi raggi vermigli sulla quieta marina del golfo, non era più bello di lei in quel punto.
Poco stante, capitò mister Montgomery, e dopo di lui mistress Eliza.
— Vi abbiamo veduto alla Villa; — disse il Lockwood. — Perchè non siete venuto a prendere il thè?
— Perdonate, sir Montgomery! Avevo trovato un amico di Roma, e mi ero trattenuto a discorrere con lui; — rispose Massimo. — Poi capitò il marchese Gerolifi, e dovetti presentare l’uno all’altro. S’incominciò a chiacchierare, e si fece tardi, non potendo io più liberarmi dalla compagnia, del resto piacevolissima. Quel marchese Gerolifi è un così grazioso discorritore!