— Voi mi domandavate poc’anzi quali fossero le mie speranze?
— Sì, — rispose il Savelli, con quella sua calma maravigliosa, — e se permettete rinnovo la domanda. Avete voi una promessa?
— No; — disse quell’altro.
— O allora?... — esclamò egli, accompagnando le parole con un gesto di trionfatore.
— Allora.... — rispose Massimo, messo alle strette, — allora io perdo il lume della ragione. Son venuto a Napoli.... perchè mi hanno detto di venirci. Non pare a voi che un invito così formale.... quando si ha una figliuola da marito....
— Ahimè! — interruppe il Savelli. — Voi, caro mio, fate i conti senza gli usi americani, che non conoscete niente più di me; fate i conti senza le costumanze di viaggio, assai più libere e sciolte di quelle della vita sedentaria, nel proprio paese, nella propria città. Se non avete altri.... argomenti.... — (e voleva dire: moccoli, il trionfante Savelli; ma si trattenne in tempo) — se non avete altri argomenti, potete far conto di non esser neppure escito da Roma. Vi concedo, per altro, che se voi avete dalla vostra il cuore di miss Madge....
— L’ho sperato; — disse Massimo.
— È già qualche cosa; — ripigliò il Savelli. — Di solito, queste speranze non nascono senza aiuto di parole. Voi avete detto, miss Madge vi ha risposto....
— No; — interruppe Massimo. — Ella non ha avuto da rispondermi, perchè io non ho detto nulla di molto chiaro. Certi discorsi aperti non si fanno senza averli incominciati prima col padre.
— Vi lodo, signor conte; — disse il Savelli. — E perchè non li avete incominciati col padre?