— Stavo per farlo, quando voi siete capitato. Introdotto da me, diventato compagno nostro a tutte le ore del giorno, siete stato, ne converrete anche voi, un elemento perturbatore.

— Ma non il solo, conte, non il solo. C’è anche il marchese Gerolifi, non lo dimenticate.

— Che! quello è cavaliere di Malta.

— È vero; — riprese il Savelli; — e voi ragionate benissimo. Ma perchè presentar me, elemento perturbatore?

— È il mio torto; ma potevo io pensare che foste mai un pretendente, voi, nemico giurato del matrimonio?

— Giurato! è un po’ troppo; — rispose Don Memmo. — Avevo un’opinione. Si può cambiar d’opinione.

— Ora, dunque? la cambiate ora?

— Ora.... o un’altra volta, non importa cercare. Stabilisco il mio diritto. Che volete, conte mio? Si deve pur mettere un fine, alla propria gioventù e a tutte le graziose follìe che l’accompagnano. Ci si stanca d’ogni cosa, alla lunga; perfino della libertà!

— Perciò, — chiese Massimo, volendo metter egli alle strette il suo avversario, — vi atteggiate a pretendente presso i Lockwood? Chiederete la mano di miss Madge?

— No, nel senso che voi immaginate; — rispose Don Memmo. — Sentite, conte; ho incominciato con la sincerità, e con la sincerità voglio finire. Non chiedo io.... son chiesto. —