Qui il conte di Riva diede un balzo sulla seggiola.

— Come? — gridò egli. — Voi chiesto? È nuova!...

— Negli annali del mondo, sia pure; — rispose placidamente Don Memmo. — Quantunque, badate, mio caro! gli annali non dicono, non possono dire ogni cosa. Quanti sono i matrimoni combinati per offerta, nel vecchio mondo e nel nuovo! Le grandi alleanze di famiglia, come le grandi operazioni commerciali, si trattano con molta delicatezza, per via d’intermediarii....

— Ma qui non ne vedo, intermediarii! — esclamò Massimo. — Se pure non è stato il cavaliere di Malta....

— No, niente Malta. Non accusate quel povero Gerolifi, così garbato nella sua galanteria, così misurato in ogni suo atto, che vive in società stando sulla vita e sempre in guardia, come se fosse sul tavolato di una sala di scherma.

— Non accusiamo il Gerolifi; — rispose Massimo. — Voi mi direte allora come sia andata la faccenda.

— In un modo semplicissimo, quantunque possa parervi strano. Il signor Montgomery ha fatto egli stesso le prime aperture. Pare che sia l’uso, in America. Ieri, nel bel mezzo dell’anfiteatro di Pozzuoli, mentre voi, con le dame e col marchese Gerolifi eravate scesi a visitare i sotterranei, mister Lockwood mi ha sparato il suo colpo a bruciapelo. Sì, caro mio, quell’ottimo gentiluomo mi ha invitato a fare una passeggiatina in America.

— Come ha invitato me! — disse Massimo. — Anche a me, sui primi giorni del nostro soggiorno in Napoli, egli ha fatto questo discorso.

— Benissimo! — esclamò il Savelli. — Quasi quasi ci sarebbe da credere che il signor Lockwood fosse un agente di emigrazione. Ma sentite il resto, e vedremo poi se combinerà con tutto quello che egli ha detto a voi. Il nostro amico deve ritornare agli Stati Uniti, ma non fa conto di rimanerci. Vuol liquidare in due anni, al più, le sue grandi fortune. È stanco di lavorare, è sazio di arricchire. Gli piace immensamente l’Italia. La nostra patria, per sua confessione, è un paese privilegiato. «Tutto è fatto, da voi» si è degnato di dirmi. «Qui solamente si capisce e s’impara la bellissima arte di non far niente. Io l’ho capita, l’ho imparata in due mesi, e non desidero altro che di venire ad esercitarla nella vostra gran Roma». Basta, — soggiunse Don Memmo, — lasciamo le chiacchiere e veniamo al punto essenziale della conversazione. Il signor Montgomery, dopo avermi preso per il braccio, e quasi parlandomi all’orecchio, mi fece quest’altra confessione sincera, che un genero come me gli andrebbe moltissimo. Io, capirete, rimasi di stucco. Avevo indovinato l’animo suo, ma non potevo immaginarmi che dovesse venire così presto a mezza spada. Aggiungete che avevo indovinata la vostra passioncella per miss Madge, e mi pareva strano che a quest’ora non aveste parlato. Infatti, è una cosa strana, stranissima, che siate giunto a quest’oggi, senza fare un passo decisivo.

— Aspettavo ancora qualche giorno; — disse il conte di Riva, un po’ stordito dalla parlantina del Savelli, ma più da quel tegolo che gli rovesciava sul capo la stravaganza del Lockwood. — Capirete.... non si fanno questi discorsi senza pensarci molto. Io non sono ricchissimo....