— Neppure io lo son tanto da aspirare a venti, trenta, forse quaranta milioni di dote. E gliel’ho detto, sapete? gliel’ho confessato candidamente. «Che importa?» mi ha ribattuto il degno signor Lockwood, ficcando a dirittura il suo braccio sotto il mio. «Voi siete ricco per due, ed io son ricco per venti. Debbo forse andare a cercare uno che sia ricco per venticinque? Non badiamo, per carità, a queste miserie». C’è da ridere, non è vero? — soggiunse Don Memmo. — Il signor Lockwood ha proprio detto: miserie! —

Massimo non aveva nessuna voglia di ridere, e però non tenne bordone alla ilarità del Savelli.

— E voi, — diss’egli, dopo un istante di pausa, — che cosa gli avete risposto?

— Che ci avrei pensato, perbacco! Sentivo tutto l’onore che mi faceva; ma in verità non ne sarei stato degno, se avessi accettato con tanta prontezza il largo partito che egli mi offriva. Ero confuso. Si poteva esser confusi per molto meno. Gli domandavo perciò di lasciarmi un po’ di tempo, per raccapezzarmi, e per ringraziarlo degnamente più tardi. Allora il signor di Montgomery si staccò da me, mi guardò in faccia e mi disse: «Patti chiari, principe mio! Vi ho parlato da uomo per cui il tempo è moneta. In tutte le cose mie son sempre andato diritto al fine, e così pure ho amato di fare con voi, perchè mi piacete moltissimo. Quello che io vi ho detto sia pure per non detto, se la cosa non vi torna. Voi ci pensate, naturalmente, ed anche prendete le vostre informazioni. Il signor Mapleson è il primo banchiere di Napoli. Egli conosce lo stato della mia casa. A Roma, poi, mi conoscono i Flaminii, gli Spada, i Marignoli, gli Schmid, Krüger e compagno, e a farvela breve tutti i banchieri primarii della città. Se la cosa vi conviene, voi già conoscete l’animo mio ben disposto per voi; mi fate la vostra domanda, io l’accolgo, e non vi resta più che di piacere a mia figlia, come piacete a me. Di mistress Lockwood non vi parlo neanche; ella vede con gli occhi di suo marito». —

Massimo era sconfitto, senza speranza di tornare alla riscossa.

— E siete rimasti così? — domandò.

— Così; — rispose il Savelli.

— Liberi, dunque?

— Liberissimi.

— Potete dire di no, — riprese Massimo, — o non dir nulla, che sarà come un no.