— Potrei benissimo; — replicò il Savelli; — ma per una liberalità del signor Lockwood, della quale io non vorrei approfittare. Del resto, sentite, signor conte, io vi fo una proposta da gentiluomo, anzi meglio, da galantuomo. Volete battervi con me? Lo farò, per compiacervi, ma senza trovarci nessun gusto, perchè non ho da prendere più, nè da voi, nè da altri, i miei sproni di cavaliere. Un duello, se vorrete, ci sarà sempre tempo a farlo; ma io, che non lo fuggo, non lo desidero; credo anzi che sia, nel caso nostro, una cosa ridicola. Fate meglio: inoltrate, come si dice in lingua ufficiale, la vostra brava domanda. Io vi prometto di stare in disparte. Se il vecchio mi chiede parere (e lo farà certamente, dopo il discorso di ieri) io gli rispondo che siete un partito eccellente e per tanti rispetti superiore a me. Infine, caro mio, vi son debitore di questa cortesia, perchè voi eravate primo sull’orma. Se dopo ciò egli s’incoccia a non volervi per genero, la colpa non sarà mia. E voi, cavaliere come siete, non vorrete mica condannare miss Madge a morir fanciulla, perchè l’avranno ricusata a voi!
— Allora, — disse Massimo, andando diritto in fondo al pensiero di Don Memmo, — sarete voi, che la sposerete?
— Mio Dio! non lo so; — rispose languidamente Don Memmo. — Io sono capriccioso, e non posso dirvi oggi quel che farò domani, in materia di sciocchezze. Ma voi pensate al patto che vi offro. È leale, e risponde con molta liberalità, con molta benevolenza, alle intenzioni quasi feroci con cui siete venuto a farmi visita. Pensateci dunque. Siamo qui, l’uno davanti all’altro, come i Francesi e gl’Inglesi alla giornata di Fontenoy. Arrivati a cinquanta passi dalla linea francese, gli ufficiali inglesi salutarono, levandosi il cappello, e al saluto inglese risposero con pari cortesia gli ufficiali delle guardie francesi. Allora milord Hay gridò: «Signori delle guardie francesi, tirate!» Il conte di Hauteroche rispose: «Signori, non siamo mai i primi, a tirare; tirate voi!» Allora gl’inglesi fecero una scarica, che mise fuori di combattimento ventitrè ufficiali e trecento ottanta soldati. Non c’è male, come vedete; — soggiunse il Savelli. — Io dunque non vi dico nemmeno, come in queste occasioni si suole: «chi ha più polvere spari»; vi offro di sparare per il primo.
— Se siete sincero.... — balbettò il conte Massimo.
— Voi dubitate ancora? — disse il Savelli. — Ebbene, in questo caso, non più parole. Esciamo, cerchiamo un paio d’amici, andiamo al Vomero, ai Bagnoli, dove vorrete, e facciamo una cosa ridicola, dopo la quale nessuno di noi potrà presentarsi più ai signori Lockwood.
— Avete ragione; — rispose Massimo. — Scusate! Accetterò il primo partito. Ma voi mi prometterete almeno una cosa.
— Quale?
— Di rimanere un giorno fuori di scena.
— Anche due, conte. Aspetterò le vostre notizie. Se la risposta del signor Lockwood sarà quale la desiderate, o tale da lasciarvi una fondata speranza, io me ne andrò nelle Puglie. Se non lo sarà, vedete la mia larghezza, andrò egualmente; ma libero io di ritornare, e lasciando ancora a voi la facoltà di tentare la prova, in virtù della massima: «chi ha più polvere spari».
— Grazie! — disse il conte di Riva.