— Ah, sia lodato il cielo! — esclamò allora Don Memmo. — Voi fate giudizio. Vedete, Massimo, che io non sono quel cattivaccio che voi immaginavate, insidiatore della vostra felicità, o dei diritti che credeste di averci.
— Vado; — disse il conte di Riva, desideroso di metter fine a quella scena, che ancora non distingueva bene se fosse girata a suo vantaggio, o a suo danno.
Il Savelli lo accomiatò con garbo signorile, non potendo con dimostrazioni di affetto, e cerimoniosamente lo accompagnò sulle scale; quindi rientrò nel suo quartierino, stropicciandosi allegramente le mani.
— Non ci sarebbe mancato altro che un duello inutile! — pensava egli frattanto. — Ora se la intenda un po’ lui col signor Montgomery, che vuol regalarmi la sua miniera per forza. Miss Madge è una bella ragazza, e vale anche il sacrifizio della nostra libertà. Ma sono ben sicuro io che ella non veda il conte Massimo più volentieri di me? Ecco qua, dunque: ciò che il mio rivale otterrà oggi, facendo il maggiore sforzo possibile con le sue batterie, sarà un ottimo elemento di prova per me. —
Massimo non faceva di questi ragionamenti. Massimo, per dirvi la verità, non ragionava affatto. Gli passava per la mente di aver guadagnato un gran punto, ed anche di non aver guadagnato nulla; ma era una coscienza oscura e confusa. Infine, il Savelli restava inerte, ed egli, Massimo, poteva operare. Se il signor Lockwood aveva manifestato un suo pensiero a Don Memmo, la signorina Lockwood non aveva ancora manifestato il suo a nessuno. Le preferenze di miss Madge non potevano essere diverse da quelle di suo padre? Ma a chi avrebbe egli parlato prima? al padre o alla figliuola? Non lo sapeva ancora; non lo cercava nemmeno. Aveva la giornata davanti a sè, e la sorte per condurlo. In questa confusione di pensieri andò verso l’albergo, non vedendo nulla, neanche una frotta di persone che facevano circolo intorno a due suonatori di piazza, davanti all’ingresso e sotto le finestre dei Lockwood.
Salì al primo piano e bussò all’uscio del quartierino occupato dai suoi compagni di viaggio. «Entrate!» disse una voce argentina, che gli fe’ battere il cuore. La sorte lo favoriva; miss Madge era sola nel salottino, accanto alla finestra, donde si mosse, per salutare il conte di Riva.
— Buon giorno, signorina! — diss’egli. — E la mamma?
— È ancora nella sua camera; — rispose la fanciulla. — Non ha passata bene la notte!...
— Oh Dio! ammalata?
— No, niente di grave. Era un po’ stanca della gita di ieri.... con quel sole!...