— Ah, le americane! — disse il Mattei, dopo aver guardato dove gli indicava il Buonsanti.

— Lo avevo ben detto io! — esclamò il commendatore. — Ed hanno un nome che finisce in son. Jackson, Thomson....

— No, caro; si chiamano Lockwood.

— Senti! avrei giurato che finivano in son.

— E invece cominciano, — ribattè Nino Mattei. — Sonanti, lo sono, e come! Mister Montgomery Lockwood, rispettivo marito e padre, possiede laggiù, nel nuovo mondo, una miniera d’argento, che farebbe buon giuoco a qualcheduno, nel vecchio.

— Credi? — replicò il Buonsanti. — Col monometallismo che invade, c’è da augurarsela d’oro.

— Non sarò io che la rifiuterò, se me la regali, — disse il Mattei. — Per altro, prima che il tuo monometallismo abbia vinta la causa, il sor Montgomery degnissimo avrà tempo a dare parecchi milioni di dote alla bionda Evangelina.

— Si chiama Evangelina?

— No, mi pare anzi che si chiami Madge, diminutivo, vezzeggiativo di Margaret, — rispose il Mattei, pronunciando quei nomi a denti stretti. — Ma quando vedo una ragazza americana, mi viene sempre in testa che si chiami Evangelina. Ricordi della famosa «Capanna»!

— Che non dovrebb’essere annessa al cuore di miss Madge, se c’è una miniera di mezzo, — notò saviamente il commendatore Buonsanti. — È carina, sai? — soggiunse, dopo aver guardata ancora una volta la giovane americana.