— Dite piuttosto come non fu; — rispose miss Madge; — perchè io non ho avuto nulla da mutare, e non ho nulla da dire. Aggiungete che non ho servi, io; non ho altri amici che quelli di mio padre. —
C’era da andare in collera, non vi pare? Davanti agli occhi di Massimo passò come una nube; e in quella nube si addensavano tutti i ricordi di due mesi di follìa, gli atti continui di una amorosa servitù, che doveva parergli accettata, poichè era ricambiata da gentili sorrisi e da una dolce intimità di consuetudini. Ahimè! consuetudini di viaggio! intimità di strada ferrata! sorrisi di tavola rotonda!
— Capisco... — rispose il conte Massimo, non potendo più reggere a tanta freddezza. — Capisco benissimo. Il barone Savelli è il nuovo sole, che si è levato sull’orizzonte di Napoli. —
Miss Madge fece un gesto d’impazienza, e si spiccò dalla finestra, con impeto subitaneo.
— Permettete! — diss’ella. — Credo che mia madre abbia bisogno di me.
— Signorina!... perdonate!... vi prego, vi supplico, rimanete un istante... un solo istante!... —
Ed era per inginocchiarsi, il pentito. Ma l’America non vide l’umiliazione dell’Europa, poichè miss Madge era andata risolutamente verso un uscio, lo aveva aperto, ed era sparita, richiudendolo dietro di sè. L’Europa, nella persona del conte Massimo di Riva, sentì il bisogno di sfogar le sue collere, e stracciò con le sue dita convulse un fazzoletto di tela batista.
Ah, perdio, era dura! e per un semplice accenno al Savelli, a quell’ultimo venuto, che miss Madge conosceva a mala pena, e da cui non aveva avuto che riverenze cerimoniose, mentre egli, conte di Riva, si era dedicato a lei con tanta servitù cavalleresca! Il conte di Riva rimase un pezzo nel salottino, aspettando che la fanciulla ritornasse, pentita anche lei di averlo trattato con tanto rigore. Ma la bionda americana non ritornò, e Massimo escì disperato.
Mille idee, tutte feroci, gli passavano per la mente. Non si sarebbe già fermato a stracciar fazzoletti, nè a sfogar la sua rabbia contro gli oggetti inanimati. Volti d’uomini, avrebbe sfregiati; petti, e petti di traditori, avrebbe squarciati. Ah, Don Memmo Savelli, l’avreste pagata voi, quella fuga!...
Ma infine, vediamo, non poteva anche essersi ingannato? La colpa di quella fuga non poteva esser sua? Quando era entrato nel salottino, miss Madge gli aveva sorriso, come al solito; gli aveva dato la mano con la stessa intimità degli altri giorni. La dolce consuetudine non appariva punto mutata. Ad uno de’ suoi complimenti, ad una delle sue galanterie, miss Madge aveva risposto: «veramente?» Era poco, sì, ma era tutto quello che la bella biondina soleva dire di più vivo, in simili circostanze. Ebbene, di che si doleva egli dunque? Di un ritegno naturalissimo, rispettabilissimo in lei? Poteva ella accogliere una confidenza come quella che egli le aveva annunziata con tanta solennità? Dandogli licenza di fare quella confidenza al babbo, non avrebbe avuto l’aria di riceverla anticipatamente ella stessa? E poichè egli aveva insistito, poichè aveva fatta una scena di gelosia, non giustificata da veruna leggerezza di lei, poteva miss Madge rimanersene fredda? non fare quel che aveva fatto?