— Mi ricordo benissimo di avervi detto ciò; — rispose il signor Lockwood. — E vi dico oggi egualmente: volete venire a Palermo? Se non conoscete quella città, o se vi piace di rivederla, ecco un’occasione come un’altra. Voi siete un gentleman, un’eccellente compagnia. E poi, in viaggio, più si è, più ci si diverte. —
Non era la risposta che Massimo avrebbe desiderata; ma infine, poichè il signor Lockwood non aveva certe delicatezze di pensiero, bisognava contentarsi di un complimento come quello.
— Grazie; — riprese Massimo allora. — E mi avete anche detto un giorno: venite con noi agli Stati Uniti.
— Sicuro; — replicò l’americano. — È un paese da vedere. Noi siamo pur venuti nel vecchio Mondo! Perchè non verreste voi nel nuovo? L’uomo deve istruirsi, quando ne ha i mezzi, e il miglior modo d’istruirsi è quello di viaggiar molto, di osservare, di paragonare.
— Ebbene, è anche questa la mia opinione, sir Montgomery. Io verrò a Palermo, e verrò anche in America. Ma ditemi, ora, — soggiunse Massimo, con voce tremante, — posso io sperare che il conte di Riva, mio zio paterno, e il marchese di Villabruna, mio zio materno, gli unici parenti che mi rimangono e dei quali io sono l’erede, saranno bene accolti da voi, se verranno a chiedervi per me l’onore che ambisco.... di esser considerato da voi come figlio? —
Ah, finalmente, era detta! Massimo respirò, dopo aver messo fuori quella stentatissima frase.
Il signor Lockwood sicuramente si aspettava qualche cosa di simile. Tutti i preliminari della conversazione di Massimo accennavano ad un attacco di quel genere, e l’americano, appunto perchè immaginava di dover giungere fin là, aveva facilmente accettato di muover le gambe. Ma si fermò, quando Massimo ebbe finita la frase, si fermò su quelle lunghe gambe, guardò il suo compagno di passeggiata e gli disse:
— Ma come, signor conte?... Io sono troppo onorato.... non incomoderò mai due persone così degne, che abitano tanto lontano di qua.
— Sir Montgomery, non dovete voi fare una gita a Venezia? — ripigliò il conte Massimo. — Essi, in tal caso, non avranno da fare un lungo viaggio, per giungere a voi. Ma, non pensiamo per ora all’incomodo dei due nobili vecchi. Son io che intanto vi prego, e vi domando, con molta temerità, ma con pari devozione: posso io sperare che mi avrete per figlio?
— Una adozione! — borbottò mister Lockwood. — Sapete bene che ho già una figlia.