— E di fatti, — rispose timidamente Massimo, — se non vi dispiacesse troppo....

— Capisco, sì, capisco: mi domandate la sua mano. È un modo di dire; ed anche molto grazioso! — rispose quel padre, con aria di somma benignità. — Ma voi giungete tardi, per questo; mi rincresce di dirvelo, giungete tardi.

— E perchè?

— Perchè.... sono impegnato, caro amico, impegnato.

— Col principe Savelli?

— Ah, lo sapevate! E come?

— Non lo sapevo; — rispose Massimo. — Mi è passato per la mente.

— Vi faccio i miei complimenti per la vostra penetrazione; — disse il signor Lockwood. — Sì, caro mio, così è; questo principe mi conviene. Ha un bel nome vecchio, di quelli che piacciono a me. Sarà una debolezza, ma già, chi non ha le sue? Sarà una debolezza, ed io non voglio nasconderla ad un amico come voi. Savelli.... con due papi in famiglia e principe.... Era proprio il fatto mio. Non ha che sessantamila lire d’entrata, ma che importa?

— Anche questo sapevate?

— Certamente; io so tutto quello che mi conviene di sapere. Son partito da Roma avendo in portafoglio una lista di tutti i principi e duchi scapoli della vostra capitale, con la cifra totale delle loro fortune a riscontro dei nomi. Non si sa mai! bisogna essere preparati a tutto! Il signor Savelli, adunque va poco più su del milione; sottosopra, è come voi, caro amico. Voglio concedere che un giorno voi sarete anche più ricco, ereditando dai vostri due zii. Se vivono molto, e seguitano a far risparmi, potrete andare sui tre milioni; ed è una bella sostanza, in mano ad uno che sappia farla fruttare. Vi raccomando di essere accorto. Ma già, questi sono discorsi fuori di luogo, con voi che volevate parlarmi d’altro. Mio caro conte, che cosa debbo dirvi di più? Giungete tardi.... giungete tardi!