— Signor Lockwood! Vorrei sapere un po’ come potreste impedirmelo; — rispose con piglio severo il conte di Riva.
— Come? In un modo semplicissimo; — replicò il signor Lockwood. — Con una lettera circolare a tutti i giornali d’Italia, a tutti i giornali d’Europa.
— Una lettera! — esclamò Massimo. — Ai giornali? Che cosa potrete dire nella vostra lettera, che mi trattenga dal fare ciò che può consigliarmi l’onore, o solamente l’orgoglio ferito?
— Direi press’a poco così: «Signor Editore, io nel mio viaggio d’Italia ho conosciuto un signore.... il tal di tale.... che credevo un gentleman e come tale ho ammesso nella mia intimità. Protestandomi molta amicizia, mi seguì da Roma a Napoli; mi avrebbe seguito a Palermo, e in ogni altro luogo, perfino in America. Egli mi ha chiesto la mano di mia figlia, unica erede del poco che io possiedo.... una bagattella, che lascio stimare da tutti i primarii banchieri dei due Mondi! Io avevo già disposto della mano di mia figlia, ed ho dovuto ricusarla a lui, ma l’ho fatto con parole di cui ogni galantuomo avrebbe dovuto contentarsi. Egli no, non si è contentato; ha voluto offendere, provocare il gentiluomo che io avevo scelto per genero, trovandolo di mia convenienza. Denunzio a tutto il mondo civile il caso di questo conte italiano, che....»
— Basta! — gridò Massimo, non reggendo più a quello scherno, e immaginando con terrore che quel diavolo d’americano avrebbe fatto sicuramente quello che prometteva. — Non per niente voi siete della patria di Barnum!
— Barnum ha del buono, nei suoi metodi; — rispose tranquillo il signor Lockwood. — La stampa è una gran forza, e noi sappiamo servircene. Non ci venite a seccare, vecchi europei; se no, ci troverete, ve lo prometto io, ci troverete.
— Ebbene, lasciamo stare il Savelli; — rispose Massimo, con voce soffocata dalla rabbia. — Ma se io chiedessi ragione a voi?...
— Un duello con me? Non mi batterei; — disse il signor Lockwood. — Sarebbe una pazzia, accettare le vostre armi, rinunziando alle mie. Vedete, mio caro, questo torace? Ha sessant’anni, ma è ancora quello di un atleta. Vedete questa mano? È larga tanto da contenere tutt’e due le vostre; così forte, poi, da prendervi per il petto e scaraventarvi al muro. Se vorrete provare, sarò disposto sempre a dimostrarvi tutto quello che affermo. Ma sono anche un brav’uomo, con tutti i difetti che ora vi piacerà di ritrovare in me; — soggiunse il signor Lockwood, aprendo le vaste mascelle ad uno de’ suoi sorrisi di alligatore. — E questa mano, signor conte, può anche stringere la vostra, senza farle alcun male. Volete ridere con me di ciò che si è detto, ed essermi amico?
— No; — rispose il conte di Riva.
— Avete torto. Nessuno ha dovuto mai pentirsi di avermi per amico. Ed io che contavo su voi per la gita a Venezia!