— Come, no? Sei dunque un classico, tu?
— Che cosa intendi per classico? — disse Almerico.
— Eh, ai miei tempi era il contrapposto di romantico; — rispose il Buonsanti. — Si chiamava classico il genere noioso. La calma, la posa, tutto ciò era classico, tutto ciò era noioso in grado superlativo.
— Ebbene, — rispose Almerico, — che ci vuoi fare? Sono stato classico.
— Male, perdinci bacco! — gridò il Buonsanti. — Ed io che speravo!... La paglia accanto al fuoco, avevo detto tra me, conviene che arda. Senti, Almerico, non vorrei che tu mi avessi per un curioso impertinente. Io non ho parlato per desiderio di sapere i tuoi segreti. Sono un maestro, vorrei che tu approfittassi delle mie lezioni: ecco tutto.
— Ed io vorrei dirti tutto, se qualche cosa ci fosse; — rispose Almerico. — Ma non c’è stato nulla, te lo giuro. Non ho parlato. Ho fatto male, tu dici. Chi sa? Permettimi di non essere della tua opinione. Vicino a quella donna un gran timore mi prende, e mi prende sopra tutto alla gola.
— Ah poveri noi! Che pesci si piglia, se tu non hai coraggio di spingerti in alto mare? Ed io che son partito a bella posta, con la speranza di.... di ciò che non è avvenuto! Capirai che per il mio gran da fare a Carpigliano un notaio bastava. Sono andato: ho fatto venticinque ore di strada ferrata andando; ne ho fatte venticinque ritornando; e non ti parlo neanche delle ore di carrozza. Tutto questo incomodo per farti servizio! E tu non ne hai approfittato; tu non hai detto nulla: sei rimasto lì, drago imbelle.... Scusami sai, dico imbelle, ma potrei anche allungar la parola! Sei rimasto lì, drago imbelle, a guardare il tuo tesoro, con gli occhi chiusi! Ma tu sei, per dirtela in altri termini, il modesto ignorante della parabola, che ebbe un talento da governare, e lo nascose sotto terra. Va, ti dirò col padre, quando venne e chiese conto di ciò che aveva fatto il figliuolo.... Che cosa disse il padre? Non lo ricordo più; ma sicuramente andò in bestia.
— Come te; — disse Almerico. — Ma non parlò così lungamente come te.
— Sfido io! — replicò il buon cavaliere. — L’entità del tesoro che ti avevo affidato val bene questa abbondanza di parola. Ora sentimi, caro il mio guardasigilli: quello che non si è fatto, può farsi. Tu devi finirla con la tua taciturnità; devi parlare.
— No, non parlerò.