— Eccellenza.... che dice? — balbettò egli, confuso. — Non so di nozze, io.

— Come? Siamo ancora tanto lontani? — esclamò il ministro. — L’amico vostro, il cavaliere di Carpigliano, mi aveva pur lasciato trapelare....

— Il cavaliere è troppo buono per me;. — rispose Almerico, schermendosi. — Mi ama troppo....

— E vi dispiace che vi amino troppo? Badate, conte, mi metterete nella necessità di non potervi più esprimere la mia amicizia.

— Ah, fossero tutti come Vostra Eccellenza e come il cavaliere Buonsanti! — gridò Almerico, grato al suo nobile interlocutore del nuovo giro che aveva dato al discorso.

— Ebbene, — riprese il ministro, — chi vi conosce davvero non può far altra stima di voi; stimandovi così, non può far altro che amarvi, come noi due. Abbiate più fiducia in voi medesimo. Averne molta e mostrarla è da sciocchi; averne abbastanza è necessità, per non ricever danno da un eccesso di modestia. Questa è una virtù, sicuramente; ma nessuno è disposto a tenervene conto. Anzi, vedete, molti vi crederanno sulla parola, quando voi confesserete umilmente la vostra pochezza. Siamo così felici, quando riusciamo a farci intorno uno strato di mediocrità, su cui possa regnare, o creder di regnare la nostra! È un triste mondo, quello in cui viviamo, un triste mondo! —

Come andavano le cose per il ministero, alla Camera? O piuttosto, come andavano per il guardasigilli, nel ministero di cui era parte? Non lo sappiamo; ma dal vedere che quella era una giornata di nervi per lui, dobbiamo arguire che una ragione delle accennate ci fosse. Soltanto la improvvisa venuta del suo buon segretario poteva rasserenare un pochino il guardasigilli, che poco dopo parlò di smettere il lavoro, per andare a prendere una boccata d’aria verso il ponte Nomentano.

Ritornata in Roma, la duchessa di San Secondo aveva ripreso il suo tenore di vita: non quello degli ultimi tempi, intendiamoci, ma quello dei primi. Riceveva molto, andava spesso a teatro e ogni giorno alle solite passeggiate dell’alta società romana. Veramente, un po’ d’aria forastiera non fa bene soltanto al corpo, ma ancora allo spirito. Siamo di gran fanciulli, noi! Nati al mare, ci giovano le arie ossigenate della montagna; nati alla montagna, ci rimettono in salute le arie jodurate del mare. Colpiti da un gran dolore, ci abbattiamo facilmente; la casa nostra, le solite vie, la solita città, coi suoi aspetti noti e con le sue usanze quotidiane, ci riescono una morte continua. Ma se ci leviamo di lì, se andiamo a respirare in un ambiente diverso, ricevendo come una scossa morale dalla novità delle cose, ci sentiamo rivivere, e ritorniamo a casa nostra così rifioriti da non parer più quelli di prima. — «Oh caro!» vi grida il conoscente, stendendovi le braccia. «Come vi ritrovo bene!» — «Ma sì, perbacco! Anche a me pare di aver guadagnato vent’anni». — Così non solamente voi crepate di salute; altri ne crepa di rabbia. E non crepi, poi; chè veramente non si ha da augurare la morte del peccatore; ma è sempre una gran soddisfazione interna poter dire al prossimo suo: «vi voglio tutto il bene.... che voi volete a me».

Orrori, concedo; ma qualche volta il mondo vi farebbe dir peggio. E non c’è bisogno, per questo, di essere il guardasigilli del nostro Almerico. Del quale nessuno domandò, nè fece discorso alla duchessa di San Secondo, fra tanti cavalieri, Pietri, Paoli e Mattei, che frequentavano il suo salotto. Nessuno seppe ch’egli fosse andato a Parigi, poichè con nessuno si era egli confidato di quella gita; nè il ministro ne parlò, nè il Buonsanti. Aggiungete che nessuno badò alla sua presenza in casa San Secondo, andando egli di rado ai ricevimenti della duchessa. Egli era poi di quegli uomini che vivono in società tenendoci il meno di posto possibile. Tanta gioventù frivola non pensa che a sè; ignora facilmente gli altri, quando non si mettono in mostra.

In questi, come in tanti altri casi, son più accorte le donne. Alla loro perspicacia, sempre desta, sempre in esercizio, non è facile nascondere il vero; dai più lievi indizii riconoscono qual sia l’uomo pericoloso e fatale, od altrimenti il preferito, anche se molti s’inframmettano a far da comparse. Dopo il ritorno della duchessa Serena parecchi si erano rifatti assidui nel suo salotto. Pietro e Paolo, per esempio, i due baroncini, i due fratelli Siamesi; ma quelli avevano un bel comparire: non davano ombra a nessuno. Assiduo del pari il Mattei, e si notava ancora una certa sua insistenza a farsi vedere accanto alla carrozza di Donna Serena, nelle fermate della fontana, a Villa Borghese. — «È il Mattei, questa volta» s’incominciava a susurrare. «Nino, l’incostante Nino, si è finalmente posato». E Nino lasciava dire, felice in cuor suo che dicessero.