A questa sua nuova passione si accennava per l’appunto, lui presente, in casa Cempino. Dame e cavalieri a gara, quelle più copertamente, questi senza tanti riguardi, gli avevano tirate parecchie frecciate, accolte da lui col sorriso ineffabile di san Sebastiano dipinto dal Reni; un san Sebastiano che sente i colpi e intravvede la gloria dei beati.

La principessa, bella dama ed arguta, ed anche maligna parecchio, trovò il buon momento per dire a Nino Mattei:

— Badate, caro mio; giungete tardi.... nei pressi del Campidoglio.

— Davvero? e perchè? — domandò il giovanotto.

— Il perchè lo so io. Posto preso!

— Ed anche abbandonato, se mai.

— Ah sì, voi pensate al conte di Riva. Ma quella è storia antica; — replicò la principessa. — Temete di un altro.

— Non so di chi dovrei temere, perchè non ho da sperare; — disse il Mattei. — Ma, dato il caso, quale sarebbe il pericoloso rivale?

— Non ve ne siete ancora avveduto? Il conte di Montegalda.

— Ah, quello?... — esclamò il Mattei, sorridendo di compassione. — Quello è un poeta.