— Ebbene, che importa? Diffidate del poeta.
— Donna Emilia, io credo che v’inganniate. Il Montegalda non si vede mai, a far la sua corte.
— Come il poeta; — ribattè Donna Emilia; — precisamente come il poeta. Non appare in nessun luogo, ed è dappertutto. Non la conoscete voi la ballata tedesca? Il poeta era presente perfino alla creazione del mondo.
— Mi pare di ricordarla, così, vagamente; — rispose Nino Mattei. — Domineddio diede a tutti qualche cosa, e a lui nulla.
— È vero; ma spero che ne saprete il perchè.
— No, veramente. Vi ho detto, signora, che ho della ballata tedesca un ricordo assai vago.
— Rinfrescherò io la vostra memoria; — ripigliò la principessa arguta. — Eccovi quello che avvenne. Domineddio aveva creato, e non gli restava più che di regalare virtù, qualità ed altri bei doni a tutti gli esseri viventi, ch’erano esciti dalle sue mani. Quando ognuno ebbe la parte sua, anche il Signore aveva finita la sporta. Tutti erano andati; uno solo restava, e con le mani vuote. «E tu chi sei?» domandò. «Io non ho nulla per te. Che cosa facevi, che non ti sei avanzato, fin tanto che io avevo qualche cosa da dare?» Quell’altro, allora, timidamente rispose: «Sono il poeta: ero qua, mio Signore, tutto occupato a consigliare la vostra munificenza». Allora Iddio disse: «È vero; ma io frattanto non ho più nulla da darti in compenso, e tu non ti sei affrettato a chiedere. Bene! quel che è fatto è fatto, e non ci si rimedia. Se ti piace, mi farai compagnia; starai sempre con me, nelle nuvole». —
Rise il Mattei, a quella chiusa della ballata e del discorso di Donna Emilia; ma rise male, vi so dir io, rise male. Di quel riso certamente non rideva san Sebastiano, nel dipinto del Reni.
Almerico di Montegalda era dunque, per concessione di Nino Mattei, un poeta; secondo l’uso di tutti i poeti, e per benigno consenso della principessa di Cempino, viveva nelle nuvole. Ma anche dalle nuvole si casca; e ne cascò davvero, il nostro Almerico, quindici o venti giorni dopo il suo ritorno da Parigi, quando l’usciere del gabinetto entrò nel suo studio per annunziargli la visita del signor conte di Riva.