— Non ti rovinerai la salute? Sei molto pallido, infatti. Abbiti cura! La patria, di solito, non è riconoscente che ai morti, ed anche di questo lascia l’incarico agli scalpellini. Essa ad ogni modo non ti darà in gratitudine quello che tu spendi in salute per lei.
— Che pensieri! — disse Almerico. — È un lavoro, il mio, da meritare che se ne rammenti la patria? Mi dica un «bene» il mio ministro, e mi stimerò pagato ad usura.
— Sempre lo stesso! — esclamò Massimo, chiudendo con quella brevissima lode il capitolo delle occupazioni di Almerico. — Ma tu non mi domandi neppure che cosa io abbia fatto, in tutto questo tempo che non ci siam più visti.
— Sei stato a Venezia.... a Padova.... Non me l’hai già raccontato tu stesso? — rispose Almerico.
— Sta bene; è l’ultimo mese. Ma dell’altro passato a Napoli, non hai curiosità di sapere?
— Non ne avrò che fin dove ti piacerà di confidarmi; — rispose Almerico. — Sai che sono discreto. Tu, poi, avrai fatto quel che ti sarà piaciuto di fare. Ricordo di averti sconsigliato il viaggio; ne sarò lieto, se saprò che ti sei divertito.
— Ma sì, perbacco, ma sì! — disse Massimo. — Come ci si diverte in tutte le follie passeggiere.
— Ah, passeggiere? Non c’è dunque più nulla?
— Fuochi di paglia, mio caro! Gran fiamma, e poi.... neanche un pugno di cenere.
— Me ne consolo; — rispose Almerico; — tu fai così tutte le cose tue, non è vero? Prendi il mondo come viene, e lo lasci andare come va.