— Sì, questo è il mio sistema, e mi pare il migliore; — disse il conte di Riva. — Accade negli amori come nelle ubbriacature, che la ragione sembra smarrirsi; ma poi ritorna, quando i primi fumi ti son passati dal cervello, e sei ancora quello di prima.

— Che paragoni! — mormorò Almerico, torcendo la bocca.

— Di che ti lagni? — chiese quell’altro. — Offendo io forse il buon vino, paragonandolo all’amore?

Almerico si avvide che la volgarità del pensiero entrava come parte essenziale nel discorso di Massimo, e lo lasciò dire e pensare come voleva oramai.

— Sicchè, — riprese egli, — ti è passata, per parlare il tuo linguaggio, ti è passata l’ubbriacatura di Napoli?

— E come, mio caro! Vedi un po’; c’ero cascato da sciocco, da ragazzo, da vero collegiale. Non penai troppo a riconoscerlo, là, sotto quel cielo, dove certe malinconie non attaccano. Avvedermi e cambiare, è stato un punto solo. Ma la cosa non era facilissima, per quanto riguardava le convenienze sociali. Se ho voluto cavarmene con onore, o almeno con mediocre infamia, ho dovuto lavorare per un altro.

— Per un altro?

— Sì; non lo sapevi ancora?

— Io non so nulla.

— Come? Nessuna notizia è giunta a Roma.... della mia sublime trovata?