— Verissimo, quel che tu dici; — rispose Massimo. — Ma per quella gente là sarebbe stato come dar perle.... alle galline. Del resto, capirai, mi sarei dato della zappa sui piedi. Mi è parso meglio star fermo alla gerarchia moderna. Avevo un principe; ho pensato che fosse la man di Dio, ed ho scaraventato un principe nelle braccia dei Lockwood. Non m’era andata bene con un marchese, forse perchè non giovanissimo, e squattrinato per giunta; mi andò meglio con un principe, giovane abbastanza, ricco egualmente, se la fama porge il vero, ed anche provveduto del nome storico. Due papi in famiglia, che si canzona? anzi, due santi in cielo, ad intercedere per tutta una razza di metodisti! Ah, ah! non ti pare un bel colpo?

— Se debbo dirti quel che ne penso, — rispose Almerico, — mi pare che tu abbia condotto quel povero principe a fare un grosso sproposito. Quello non è un matrimonio da pari suo.

— Ecco una delle tue esagerazioni cavalleresche; — replicò il conte di Riva. — All’onor del blasone ci ha da pensar lui. Del resto, senti, una ventina di milioni.... mettiamo anche una diecina, perchè non saranno poi tanti come ne corre la voce.... non sono neanche da disprezzare. L’argento può ridursi in oro; ed oro ed argento sono metalli di grande riputazione, anche in araldica. Aggiungi che gli è piaciuta la ragazza meccanica; che egli è piaciuto molto al vecchio minatore; moltissimo alla sua degna metà. Io allora ho colto la palla al balzo; ho fatta una scena di gelosia.... Se tu mi avessi veduto in quel punto! Otello poteva andarsi a riporre. Ho gridato, ho fatto casa del diavolo; mi perdonino l’ombre degli avi, ho detto perfino qualche impertinenza. Ma era necessario, per escirne. E ne sono escito, mio caro, escito sano e salvo, che proprio non era più da sperarlo.

— Bravo! — disse Almerico, quantunque avesse poca voglia di lodare. — Ecco un talento di commediante che io non conoscevo ancora nel signor conte di Riva.

— E m’è costato, sai, m’è costato! Fino a quel giorno io non avevo saputo mai fingere. Tu mi dirai che con una finzione sono escito da Roma.... È vero; ma non ho saputo sostenerla io, la parte; ho scritto, ho pregato te di aiutarmi.... E che follia fu quella! fu la peggiore di tutte! —

Almerico lasciò cascar l’allusione al fatto di Roma, e alla parte che ci aveva dovuto sostenere egli stesso.

— Così, sei andato a riposarti della tua grande fatica a Venezia? — diss’egli, per dare un altro giro al discorso.

— Naturalmente; ero così stanco e seccato! — rispose Massimo. — Avevo bisogno di dormirci, su quella maledetta ubbriacatura. Ed eccomi ora libero e sano, nella nostra gran Roma.

— Quando sei arrivato?

— Stamane alle sei. E tu capirai, Almerico mio, che la mia prima visita doveva essere per te.