— Anche tu? — gridò Massimo stupito. — Anche tu, a Parigi?

— Sì, per un incarico governativo.... ed anche urgente. Dovevo trovare ed ottener copia di certi documenti, al ministero di grazia e giustizia della Repubblica francese; documenti che erano necessarii al mio ministro, e che ho avuto la fortuna di trovargli.

— Ah, già! dicevo bene, io! — esclamò allora il conte di Riva. — Tu non ti muovi così facilmente dal tuo guscio. E dimmi, era calma, a Parigi?

— Calmissima.

— Ne godo; — disse Massimo. — Ed ora.... non c’è nessuno.... sui ranghi?

— Che ranghi? Non ti capisco.

— Sì, dico, sulla linea, alle viste, come vorrai tu. Mi hanno parlato del Mattei, questa mane. —

Almerico era infastidito di quella conversazione, e lo muoveva a sdegno la leggerezza con cui Massimo buttava là quegli accenni pettegoli. Si fece forza, nondimeno, ed eludendo la domanda, rispose con un’altra all’amico.

— Hai già avuto di queste confidenze, stamane? Non sono dunque io il primo che tu vedi!

— Per via, sai! — disse Massimo. — È stata una combinazione. Si parlò di conoscenze, e venendo per caso al Mattei, mi fu detto che corteggiava assiduamente la duchessa. Io, come puoi immaginarti, non andai al fondo di nulla. Non volevo aver l’aria di chiedere informazioni, di prendere interesse a certi particolari....