— Sei stato prudente, per la prima volta in vita tua; — notò il Montegalda. — E lo saresti anche più, non prestando fede alle chiacchiere degli sfaccendati. Nino Mattei è un grazioso giovanotto, ma niente di più, come sai.

— Eh, caro mio, son così strane, le donne!

— Che discorsi son questi? Non farai strada presso di loro, se incomincierai a stimarle così poco.

— Lascia correre; — disse il conte di Riva. — Io non mi lagno di farne poca, come non mi vanto di farne molta. Ho il mio modo di vedere, e non lo muto. —

Almerico si chiuse nelle spalle, come se volesse dirgli: fa il comodo tuo.

— Del resto, — proseguiva Massimo, — ammettendo ciò che tu affermi del Mattei, le cose vanno bene. Niente è dunque perduto. —

Quella conclusione inaspettata fece rizzar la testa ad Almerico.

— Niente perduto! — ripetè egli. — Che cosa vuoi dire?

— Che non c’è nessun aspirante, nessun pretendente, nessun preferito, ad impedirmi la strada; — rispose Massimo. — Un solo guaio ci vedo, e non gravissimo: ch’ella non ha creduto alla storia della mia perdita al giuoco.

— Aggiungi, poichè io te l’ho detto, ch’ella ha saputo del tuo viaggio a Napoli; — disse Almerico.