— Ahimè, signora! — esclamò egli allora. — Ce ne ho tante di quelle degli altri, che debbo pur mettere da banda le mie, quantunque non possa dimenticarle.

— Mi fate tremare, signor conte. Di che si tratta.... e di chi?

— Di un amico.... che è ritornato. —

Era detta, e Almerico trasse un respiro, dopo aver così incominciato il discorso.

La duchessa fremette, involontariamente; ma il Montegalda era così turbato egli stesso, che non si avvide di nulla.

— Ritornato! — esclamò Serena. — Di chi parlate voi?

— Del conte di Riva. —

Quelle parole furono seguite da una pausa, che ad Almerico parve lunghissima. Nè egli osò levar gli occhi a guardare che senso avessero fatto sull’animo di lei. Certo, se la duchessa fu colpita dall’annunzio inaspettato (e non poteva essere altrimenti), ella si riebbe subito, poichè con voce tranquilla rispose:

— Ebbene, speriamo che ci ritorni in salute. Non si viaggia, quando si è ammalati.

— No, non è ammalato, fisicamente; ma moralmente sì, — riprese Almerico. — È molto triste; è venuto da me poc’anzi, con le lagrime agli occhi, per chiedermi una grazia. Non a me, veramente; — soggiunse il giovane; — io non dovrei essere che il messaggero. La grazia egli la chiede a voi, Donna Serena. E voi la indovinate già.... Egli implora di essere ricevuto da voi.