— Sì, e di questo puoi esser certo, — disse Almerico. — Sebbene dentro di me avessi a vergognarmi di sostenere una cosa non vera, non ho mancato alla mia promessa, e quando mi sono avveduto di non poterla convincere, poichè tutte le prove erano contro di me, mi sono chiuso in un silenzio assoluto.

— Ed ella non è ritornata oggi su quella ragione che tu le avevi detta? — replicò Massimo. — Non ha ricordate neanche le prove in contrario?

— No, ed io ne fui molto contento, come puoi immaginarti. Che cosa avrei potuto risponderle? Ho solamente accennato a giuste discolpe, che potevi fare tu solo.

— Capisco.... — mormorò Massimo. — Capisco, ed è giusto che le spiegazioni debba darle io. Ma per intanto, andare al primo fuoco.... Senti, Almerico; sarà meglio che ci presentiamo insieme.

— Oh, questo poi no, — rispose Almerico.

— No? e perchè? Quale amico sei tu? Si va dovunque, per un amico.

— Non lo credo: e ad ogni modo, non mi sentirei di servirti. Ognuno fa quel che può, ed io quel che potevo ho lealmente fatto; non mi domandare di più.

— In verità, non ti capisco, — riprese il conte di Riva. — Hai fatto il più; potresti aiutarmi nel meno. Tu vieni con me, per sostenere il mio coraggio; poi, se credi, e appena lo credi opportuno, te ne vai.

— Una cosa io credo, — rispose Almerico, mettendosi sul grave; — che tu ora voglia ridere.... e far ridere di me.

— Perdonami! — disse l’altro. — Riconosco di averti domandato troppo. Ma che vuoi? Ho tanta paura!... La tua presenza mi avrebbe dato un po’ d’animo. Non se ne parli più. Andrò io, solo, e succederà quel che vorrà succedere. Infine, ho meritato il mio male, e questo non sarà poi un mal da morire. —