Massimo se ne andò, ringraziando il re degli amici, in cui spero oramai che nessuno vorrà vedere un povero di spirito. Buono, troppo buono, lo doveva giudicare per altro il Buonsanti. Quella sera i due inseparabili cavalieri della duchessa Serena dovevano trovarsi insieme a pranzo. Ora, prima che il pranzo finisse, il Buonsanti chiedeva ad Almerico:

— Si va a salutar la duchessa?

— No, — rispose Almerico, turbato. — Questa sera no; debbo lavorare.

— Benedetto il tuo lavorare! Andrò io solo, allora.

— E se non ci andassi neanche tu?... — disse Almerico. — Senti, mio caro, — soggiunse, vedendo l’atto di stupore con cui accoglieva la sua proposta quell’altro; — lasciamola libera, per questa sera. La duchessa riceverà la visita di.... qualcheduno, la cui presenza ti seccherebbe.

— Ah diavolo, diavolo! — gridò il cavaliere. — È ritornato?

— Sì.

— Ed è venuto da te?

— Sì. —

Il monosillabo di Almerico diceva assai più di quello che domandava il Buonsanti.