— Sia come tu dici. Ma se le donne perdonassero, dovremmo perdonare anche noi. Vorrai tu esser più realista del re?

— Sì, perbacco, è la mia divisa. Quando si crede che una causa sia giusta, bisogna difenderla ad ogni costo. Io non credo alle invenzioni di quel.... figuro. Egli non ha ceduto nessun posto, ci giocherei la testa: è stato cacciato dalla miniera, e ritorna ai primi amori; non lo hanno voluto laggiù, nell’orto delle Esperidi, e tenta di rientrare nel paradiso perduto. Ah, per tutti i diavoli, glielo darò io, il paradiso!

— Buonsanti!

— Non mi dir nulla. So quello che debbo fare, e lo farò.

— Quello che tu farai, — disse Almerico, — non sarà contrario alle convenienze, m’immagino. Tutte queste cose le sai in confidenza da me. Passerai sul mio corpo, prima di fare uno scandalo. —

Il cavaliere Buonsanti diede al suo giovine amico una guardata, che parve volesse passarlo fuor fuori.

— Ah, sciocco! — gridò poi. — Sciocco! Tre volte sciocco! Sii almeno sincero. Ami tu la duchessa?

— L’amo, sì, immensamente l’amo; — rispose Almerico. — Che importa ciò?

— E tu, amandola così, — riprese il Buonsanti, senza rispondere alla domanda, — non hai bocca per dirglielo! E ti ricordi di averla, quando si tratta di parlare per gli altri!

— Era l’obbligo mio; — disse Almerico. — Non potevo dimenticare di aver conosciuta la duchessa per lui. Ebbi, non chiesto, la confidenza di lui; costretto da un ufficio, leggermente accettato, se vuoi, ma pur sempre accettato, ebbi la confidenza delle tristezze di lei. Tutto ciò pesava sulla mia coscienza, sull’amor mio vivo, e grande e profondo, come pesa una pietra sepolcrale. Non mi far dire di più. Soffrirò, perchè amo quella donna. Amandola veramente, debbo soffrire; ella deve esser libera....