— Come, e dove, e quando vorrete; — rispose il cavaliere.

Ciò detto, gli volse le spalle, senza darsi più cura di lui.

Massimo balenò tra due pensieri un istante; poi scosse la testa, borbottò una minaccia e scomparve.

— Ah, cavaliere! che avete voi fatto? — esclamò la duchessa.

— Signora, il mio dovere; — rispose il Buonsanti. — Sapevo di questo colloquio. Quel povero ragazzo di Almerico non aveva potuto nascondermi nulla. Capirete che non ero tranquillo. Ho girato un pezzo per le vie; finalmente mi son risoluto di venire da voi. «Non disturbiamo la signora» ho detto al servitore «aspetterò, leggendo i giornali». Ed ho aspettato, pazientemente, finchè non ho sentito gridare a quel modo. Ah! il signorino vuol schiaffeggiare ed uccidere? Troverà il fatto suo. Non mi si tocca Almerico; non si va contro lui, senza trovar me sulla strada. Glieli darò io, gli schiaffi; in piombo, o in acciaio, a sua scelta.

— Ah! — gridò la duchessa, atterrita. — Non accadrà nulla per me. Questo duello è impossibile. Io non lo voglio. Qualunque cosa io farò, per impedirlo.

— Signora, — disse il Buonsanti, — voi rimarrete tranquilla e fiduciosa, nella vostra dignità di dama. Credete a me: le donne non debbono frammettersi in queste cose. Infine, dovete pensare che avete un cavaliere, e che in casa vostra non si alza impunemente la voce. —

Ma così non vedeva le cose la duchessa Serena. Come tutte le donne profondamente buone, aborriva da questi giuochi scellerati, non voleva a nessun conto che si spargesse sangue per lei. Salda nella propria dignità, quando era sola a custodirla, si sarebbe umiliata, prostrata ai piedi del più vile tra gli uomini, pur d’impedire uno scontro di cui ella fosse, o solamente dubitasse di poter essere la cagione innocente. Il cavaliere di Carpigliano non durò fatica ad intendere lo stato dell’animo di lei, e subito abbassò d’un tono la sua musica guerriera.

— Ebbene, — diss’egli mostrandosi scosso dalle sue paure, — sia come volete. Io sono andato troppo innanzi, e forse sarebbe bastato che io mi presentassi, visitatore discreto, per interrompere un penoso colloquio. Ma non restava egualmente il pericolo che il conte di Riva, escito di qui, andasse ad offendere, a provocare Almerico? Il conte di Montegalda è d’animo prode, e non si lascia intimidire dai rodomonti. Vedete, signora? è dunque assai meglio che il primo sfogo sia stato contro di me, e che con me sia impegnato, prima che con altri, qual birichino insolente. Impedire che egli si batta con me, mi pare impossibile, nel modo che vorreste voi. Pensateci, duchessa; mi fareste passare per un vile, che si trinciera dietro una gonnella.... scusate il vocabolo!... e un vile, perdio, non lo sono mai stato, nè incomincierò ad esserlo, a cinquantadue anni.... suonati. Andrei piuttosto io a schiaffeggiarlo, per ricominciar la partita.

— Ma allora.... — balbettò la duchessa.