— Non c’è ombra di dubbio; — aggiunse il Nisio. — Se pure non è un codardo.

— E non lo è; — rispose il Buonsanti. — Dunque, veniamo all’essenziale: mi servirete, voi due? Incomincio da te, maggior generale.

— Dalla destra, numero! — esclamò il colonnello brigadiere. — Io del resto farò tutto quello che farà Pamparato.... tranne il giorno della paga.

— Mio caro Carpigliano, — incominciò allora con una certa sua gravità intenerita il conte di Pamparato, — ricorderò sempre che un giorno, nella guarnigione di Nizza, tu hai fatto da padrino a me, e che io non ho avuto ancora occasione di renderti il servizio.

— Allora aggiungo qualche cosa ancor io; — disse il cavaliere Ruffini di Nisio. — Ricorderò che ti ho fatto da padrino una volta, a Genova, ai tempi della Generala, e che ti son debitore di un ringraziamento. Se vuoi, questo sarà il mio modo di ringraziarti: servendoti ancora.

— Ah, bene! — gridò il cavaliere di Carpigliano. — Voi siete due veri amici.

— Come tutti i vecchi della vecchia, mio caro! — rispose il Nisio. — Ma aggiungi, per la parte mia, che c’entra anche un pochettino di curiosità.

— Davvero? e quale?

— Ecco; se tu hai la scelta delle armi.... e a mio avviso dovresti averla.... scegli sicuramente la spada.

— S’intende; — disse il Buonsanti. — E non solamente perchè è stata sempre la mia arme prediletta, ma perchè quel giovanotto dev’essere un gran frequentatore di sale di scherma, e tra i suoi amici passa per un tiratore di prima forza.