— Ebbene, — rispose il Nisio, — son curioso di vedere se hai ancora quel tuo giuoco indiavolato, quelle spaccate così pronte, e quella botta diritta di primo appetito.
— Sempre! — rispose il cavaliere di Carpigliano.
— Ah bravo! — esclamò il Pamparato. — Dunque abbiamo sempre in esercizio il cuore, e sempre in esercizio la mano?
— E sempre il pugno in linea; — replicò il Carpigliano. — Ho tirato di rado in sala di scherma; e a Roma, poi, non mi è avvenuto mai di far conoscere il mio giuoco. Ma in casa ho sempre il mio tavolato e il mio bersaglio di cuoio alla parete. La botta dritta va al cuoio, cento volte ogni giorno.
— Ma se lo dicevo io! — gridò il Pamparato. — Vent’anni! Il nostro bravo «Carpijan» non si è più mosso di là.
— Dunque, io conto su voi, cari amici; — disse allora il Buonsanti. — A che ora vi troverò, domattina?
— Se ti basta alle otto.... — disse il Nisio.
— Egregiamente; e dove?
— Da te, perbacco. Quando i padrini del tuo conte di Riva verranno a cercarti, dovranno trovare il nostro «Carpijan» armato di tutto punto, e disposto a servirli, di coppa e di coltello. —
Il Buonsanti strinse la mano ai suoi vecchi amici, e se ne andò via allegrissimo. Allora soltanto si ricordò del Montegalda, e nella speranza di ritrovarlo discese sul Corso, entrando finalmente in quel porto di mare che è il caffè Aragno, all’angolo delle Convertite.