Almerico era infatti colà, ad aspettarlo, leggendo, o fingendo di leggere una gazzetta. Il Buonsanti gli si accostò con l’aria più soddisfatta del mondo; ma egli, il povero Almerico, non poteva imitarlo. Che c’era di nuovo? Niente. Come, niente? non era stato in nessun luogo, il Buonsanti? No, in nessun luogo, se per luogo Almerico intendeva il palazzo San Secondo. A lui, infatti, per una volta tanto, non premeva di far sapere ad Almerico d’essere stato a visitare la duchessa. Era andato a passeggio; aveva data una capatina al Quirino; egli, sì, egli, che non poteva soffrir l’operetta, questa caricatura della commedia e dell’opera in musica, era andato al Quirino, per deliziarsi nelle scioccherie del Re Pistacchio, come avrebbe fatto un giovinetto di belle speranze, o un uomo di Stato della novissima Italia. Al Quirino, dunque; e niente raccontò d’altre visite.

Ma ad Almerico non bastava. E subito gli domandò:

— Non sei stato dalla duchessa?

— No; — rispose il Buonsanti, cercando di dare al suo monosillabo un accento di verità che non aveva dal cuore.

— Tu ci sei stato, Alessandro.

— Ma no, ti dico.

— Ma allora, che significa?... — balbettò Almerico. — Qualche cosa è avvenuto, che io non riesco a spiegarmi.

— Qualche cosa? — ripetè il Buonsanti. — Mi farai piacere a illuminare anche me.

— Senti, — disse Almerico, — e giudica se non dovessi esserne inquieto. Poc’anzi ho incontrato il Riccoboni, e mi ha detto che Massimo cercava padrini. Non sapeva perchè; lo aveva sentito bisbigliare al Circolo, dove avevano veduto Massimo a confabulare con Mattei. Allora ho subito detto tra me: Alessandro è stato dalla duchessa; ha incontrato Massimo. Sapendo quel che tu pensavi un giorno di Massimo....

— E lo penso ancora, e lo penserò sempre; — interruppe il cavaliere. — Il tuo conte di Riva io non l’ho mai potuto digerire; l’ho ancor qui, sullo stomaco, e mi dispiace che tu continui a chiamarlo Massimo. Chiamalo minimo; chiamalo infimo! È infatti il più vile degli uomini. È la mia opinione, e non me la farai cambiare, con le tue occhiate compassionevoli.