— Verrai subito? — gli domandò.

— Ma sì, te l’ho detto, fra una mezz’ora; il tempo di arrivare a piazza Colonna e di ritornare.... dopo una piccola fermata. —

Almerico si armò di coraggio, sospirò, e si avviò per entrare, mentre quell’altro, data una giravolta, andava verso la via degli Astalli.

Compatite il mio Montegalda. Egli pensava ad un certo discorso che il cavaliere Buonsanti aveva fatto alla duchessa Serena, dichiarandole com’egli, Almerico, fosse innamorato violentemente di lei, e non si sentisse il coraggio di confessarlo. Che figura doveva esser la sua, presso quella donna adorata, dopo che il segreto del suo cuore le era stato palesato in quel modo?

Il giovanotto fece le scale, senza saper molto, anzi (diciamo le cose come stanno veramente) senza sapere affatto che cosa avrebbe potuto dire alla duchessa, nè da qual parte rifarsi. Per grande fortuna sua, non gli toccò d’incominciare. Serena aveva letto poc’anzi il giornale, e l’indiscrezione del cronista toglieva ad Almerico la grave molestia dell’entrare in materia. Egli trovò la duchessa grandemente turbata, desiderosa di sapere come fossero andate veramente le cose. Accolto come un messaggero, fu tratto senza preamboli nel cuore dell’argomento. Che cos’era avvenuto? Diceva il vero, quel giornale? Che triste cosa, il duello! A che rischio s’era messo il cavaliere di Carpigliano! E per lei! Ah, non sarebbe bastata lei, per levarsi ogni molestia di torno?

Almerico narrò quello che sapeva. Ma in verità sapeva poco, ed anche da pochi momenti. Fino a mezz’ora prima, il Buonsanti aveva voluto tenerlo al buio di tutto. Ed era stato male, da parte del cavaliere; perchè, infine, non toccava al cavaliere di farsi avanti; e a lui, Almerico, si doveva lasciare il diritto d’intromettersi. Se c’era uno che dovesse....

— Non eravate voi quello; — interruppe Serena. — Voi avete fatto assai più che da un amico non si potesse aspettare. Leale fino allo scrupolo, non dovevate essere sospettato da nessuno, e dal signor di Riva meno che da qualsiasi altro. Ma quello è un ragazzo; — soggiunse ella, scuotendo alteramente la testa. — Non parliamo più oltre di lui; bisogna perdonargli, dimenticandolo. Il Buonsanti è un gentiluomo, un vero gentiluomo, che dobbiamo amar molto. Ma voi non ne sarete geloso, conte?

— Ah! — gridò Almerico. — E con che diritto potrei esserlo io?

— Se mai.... — mormorò ella, arrossendo; — con quello che io vi concedo.

Almerico di Montegalda s’inginocchiò, e la duchessa Serena non gli disse: «alzatevi, conte!». E neanche ritrasse la sua bella mano tremante, che egli copriva di baci e di lacrime.