Sicuramente il cavaliere di Carpigliano era stato fermato in piazza Colonna, o gli era intervenuto uno di quei casi che mandano a monte i più saldi propositi, perchè la mezz’ora passò, e l’ora intiera, e tutta la serata, senza che egli si facesse vedere. Soggiungiamo, a sua confusione, che non fu neanche aspettato. Sono tanto egoisti, i felici!
Ma l’egoismo di Almerico non era di quelli che non lasciano luogo al pentimento. Il giorno dopo, il Montegalda sentì vergogna di aver dimenticato quel povero amico; andò a cercarlo, per dirgli la sua piccola bugia.
— Come va che non ti abbiamo visto più iersera? T’ho aspettato fino alle undici.
— Davvero? — disse il Buonsanti. — Guardami in faccia.
— Perchè?
— Perchè non credo un’acca della tua.... aspettazione.
— Tu non sei giusto con me; — disse Almerico. — La tua venuta sarebbe stata accolta assai volentieri.
— Ah, ecco una variante che mi garba! — esclamò il Buonsanti, ridendo. — Solo ci cresce l’assai.
— Ti ho detto il vero, Alessandro!
— Va là, che lo conosco, il tuo vero. Fortunato briccone! Credi a me; con vent’anni di meno, sarei capitato io per il primo, e non mi sarei fermato a perorar la tua causa.