— Qual poeta, Eccellenza! — esclamò la duchessa.
— Non se ne maravigli, la prego; — ripigliò il ministro. — Guai a chi non lo è un pochettino. La poesia è il «granum salis» della vita. Ma scusi! ora parlavo latino.
— E con queste idee, come è rimasto solo?
— Necessità! ferrea necessità, che comanda a tutti, e a cui non può sottrarsi nessuno. Ella conoscerà la teorica delle anime gemelle. Quando si ritrovano, e libere, che gioia! Ma se una delle due non è libera, addio felicità! son condannate ambedue alla condizione delle due parti della cometa di Biela, che corrono la medesima via nello spazio, senza potersi mai ricongiungere; e l’una dice buon giorno all’altra, e sospira.
— È triste; — mormorò la duchessa.
— Sì, molto triste; — continuò il ministro. — Ma si spera in un mondo migliore, dove tutti i contrasti si comporranno. È opinione degli astronomi che tutti gli avanzi delle comete debbono essere attratti dal sole, e finire insieme nel sole. —
Ommettiamo, e sempre per amore di brevità, anche il resto della conversazione. La cui conseguenza fu questa, che il conte di Montegalda accettò la sua destinazione, preceduta da due mesi di congedo.
— La duchessa mi ha chiamato poeta; — pensò quel giorno il ministro. — Ritorniamo ora alla prosa. —
Proprio allora, nel bel mezzo di giugno, si discuteva a Montecitorio il suo disegno sulle nuove circoscrizioni giudiziarie: grossa riforma, peggio della perequazione fondiaria e della nuova legge comunale e provinciale. I colleghi lo sostenevano; il presidente del Consiglio aveva giurato di vincere o di morire con lui. La Camera non approvò; il ministro cadde, e il gabinetto rimase. Il caduto n’ebbe a tutta prima un po’ di stupore; ma tosto si rinfrancò, vincendo in lui l’amor della pace, così propizia ai suoi nervi. E uscito dal gabinetto, e allontanatosi da quel toro di Falaride che incominciava ad esser la Camera, se ne andò prima del tempo in villa, compatito dagli sciocchi, deriso dai cattivi, invidiato dai saggi.
E il conte Massimo? Non ci pensavamo più, noi; ma ci aveva pensato Almerico. Il quale, uno di que’ giorni, ebbe dal suo Buonsanti una ramanzina coi fiocchi.