— Non posso, non devo e non voglio.
— Ah, diamine! Un caso grave, adunque! — osservò il Montegalda. — C’è qualche nube per aria? Gelosie, forse? Avresti il torto, perchè non ne vedo argomento. —
Massimo rispose a quella riflessione dell’amico con una crollata di spalle.
— Oh Dio! — mormorò. — Vuoi proprio saperlo?
— No, non voglio, io; — disse Almerico. — Perdonami, anzi, se sono stato indiscreto con la mia domanda, e forse imprudente con la mia buona intenzione. Non c’è amicizia, lo capisco io per il primo, non c’è amicizia che giustifichi la spontaneità di certi servizi.
— Senti, — rispose Massimo, vedendo che quell’altro si metteva sul grave, — fammi il piacere di non ritirarti ora nel castello delle cerimonie. Ti ho ringraziato poc’anzi; ho dunque ammesso implicitamente la buona intenzione tua e il servizio che mi hai reso. Ora, se io te ne chiedessi un altro?...
— Sarei qui pronto a’ tuoi ordini; — disse Almerico.
— Sì, — mormorò Massimo, — sei capitato in buon punto. Ma bada, sarà un discorso lungo, e tu dovresti sacrificarmi questa ultima parte dello spettacolo. Hai da fare, tu?
— No, mio caro, son libero, e di testa e di cuore.
— Beato te!