— Perchè... perchè sono innamorato.

— Questo lo sapevo, — disse Almerico. — Ma è sempre bene sentirlo dalle tue labbra, perchè già incominciavo a dubitarne.

— T’inganni, — mormorò Massimo. — Io non ti parlavo... di lei.

— Allora, — replicò Almerico, — io non capisco più nulla.

— Vieni, ti dirò tutto quando saremo a casa tua, — disse Massimo. — Tu sei un vero amico; tu puoi rendermi un grande servizio. Non so ancora quale, o in che modo; ma tu vedrai, giudicherai, e con la tua esperienza troverai quel che bisogna. Perchè, vedi, è necessario trovarla, una via; altrimenti, io sono un uomo perduto. —

Almerico di Montegalda incominciò a spaventarsi. Veramente, il linguaggio di Massimo era sempre un po’ esagerato; ma, anche a voler fargli la tara, il turbamento del conte di Riva, quella sua medesima ripugnanza a recarsi nel palco della duchessa di San Secondo, indicavano già che il caso era grave. Dopo quella chiusa tragica: «sono un uomo perduto», Almerico non ebbe più coraggio di ridere.

— Andiamo, via! — diss’egli, mettendo amorevolmente una mano sulla spalla di Massimo. — Non veder le cose tanto brutte. Se una via si ha da cercare, si cercherà e si troverà. Eccoci intanto a casa. Vieni con me, sono a mala pena tre scale. —

Massimo di Riva seguì l’amico, senza far altre parole. Giunto al secondo piano della casa, fu introdotto nel quartierino tranquillo, dove Almerico di Montegalda aveva raccolti i suoi vaganti penati. Era scapolo, il nostro Almerico, ma era anche avvocato, e in quel piccolo quartierino di tre stanze il salotto si era tramutato in uno studio, dove, scambio di sofà, di cantoniere, di quadri, si vedevano scansìe piene di libri. Unica eleganza, sulla tavola rotonda che stava in mezzo alla sala, sorgeva un minuscolo cavalletto da pittori, e su quel cavalletto era posto un ritratto.

Al primo raggio di luce che Almerico aveva ottenuto, accendendo un torchietto di cera, Massimo vide il ritratto, chiuso in una bella cornice di velluto, e non seppe resistere alla tentazione di guardarlo da vicino. Niente donne, in casa di Almerico! Quello era il ritratto di Sua Eccellenza il ministro di grazia e giustizia.

— Ah, meno male! — esclamò Massimo. — Credevo già che tu pure dovessi cedere al capriccio di far vedere a tutti la vera e miracolosa effigie di Nostra Signora del perfetto amore. Son pur curiose, le donne, con la loro manìa di far sapere certe cose!