— Sono di ferro, non è vero? — disse Almerico. — Ma bisognerebbe guardarci prima: e vedere se convengono.
— Sì, tu hai un bel dire, tu che hai il cuore tranquillo! Prova a innamorarti, e vedrai se ti basta il tempo di studiare, di prevedere certe cose! Intanto, eccomi qua, come tu mi vedi, capitato male. Compiangimi!
— Scusami, non me ne verrebbe voglia; — disse Almerico. — Una donna così bella!... E così innamorata, poi!...
— Anche tu! — esclamò Massimo. — Anche tu? Caro Almerico! se tu sapessi come le apparenze ingannano! Senti; comunque possa soffrirne la mia dignità, voglio dirti ogni cosa, e davvero sarai costretto a compiangermi. Prima, viveva lui; dunque, come puoi immaginarti, doveri! Lui morto, altri doveri; anzi, doveri più che mai. Queste cose non si dicono, naturalmente; s’indovinano, si sentono nell’aria; e quando non si sentissero, quando non si indovinassero, te n’accorgeresti egualmente, alla prima parola un po’ calda che ti escisse dal labbro. Il dovere è sempre lì, guardia armata, che ti esorta a star cheto, e che al bisogno potrebbe far uso delle armi. L’intimazione, tre squilli.... I regolamenti della pubblica sicurezza son chiari. Nel fondo, una donna fredda, una donna gelata. I francesi hanno scoperto le donne di marmo. Inezie, caro mio! Del marmo si fa ancora la calce, con l’aiuto del fuoco vivo. Ma la donna di neve! ma la donna di ghiaccio! Che se ne fa? A me, per tutti i diavoli, è capitata una di queste. Vedi tu il caso mio. —
E si fermò, il conte di Riva, si fermò con l’aria disperata della donna biblica. «O voi che passate per questa via, fermatevi e vedete se c’è dolore che s’agguagli al mio».
— Sia pure; — disse Almerico gravemente. — Ma la vedovanza è finita.
— Ebbene, ecco il guaio. I doveri verso il vivo, i doveri verso il morto, non ti accennano altri doveri alle viste? C’è là, davanti a me, l’ombra di un ufficiale dello Stato civile, e l’ombra di un prete. Io faccio la debita stima del duca Torlonia, che è un degno gentiluomo. Ne faccio altrettanta del parroco di Sant’Eustachio, di cui tutti dicono un gran bene. Ma vedi come certe condizioni ti guastano un uomo! Quella sciarpa tricolore e quella stola, mi dànno noia!
— Non ti capisco; — disse Almerico. — Hai incontrata una relazione di cuore. Si chiamano così, non è vero? Ebbene, tu l’hai avuta, con tutte le sue ebbrezze fugaci....
— Ma niente di ciò, te l’ho detto! — interruppe Massimo. — Niente fugaci! niente ebbrezze!
— Lasciami finire, benedetto ragazzo! — ripigliò Almerico. — L’hai incontrata, con le sue ebbrezze fugaci, e si capisce allora che la sazietà sia venuta. C’è della gente che ama per saziarsi, e della gente che ama e non si sazia di amare. Ma tu, felice mortale, nella tua stessa infelicità, hai avuto il meglio; l’amore che si confessa e non cede, l’amore che attira e trattiene, mantenendo viva la fiamma. Hai potuto vedere, e non senza ammirazione, m’immagino! com’ella, anche amando te, perchè l’amore non si comanda, rispettasse nondimeno l’uomo di cui ella portava il nome. Hai veduto che in lei non era solamente paura, ma anche e sopra tutto delicatezza di sentire, poichè ha rispettati i suoi doveri di vedova. — Dei buoni! — esclamò Almerico, saltando, in una esclamazione classica, una triplice fila di ragionamenti inutili. — È proprio il caso di andar da lei in gran cerimonia e di dirle: Signora duchessa, vi degnereste voi di scendere un paio di gradini, diventando contessa?