— Ed è ciò che mi turba, — rispose Massimo. — Proprio questo discorso, che a te sembra tanto facile....
— Quanto necessario! — interruppe Almerico.
— Necessario, poi! Alla fin fine, niente è necessario, nello stato in cui sono rimasto. Ti dirò che ciò mi turba, perchè credo che ciò si aspetta da me. E sono due mesi che si aspetta da me, e son due mesi che ci penso, divorando la mia rabbia.
— Infatti, — disse Almerico, — da due mesi è finito l’anno di lutto. Io, vedi, credevo che tu avessi già fatta la tua brava domanda.
— L’avrei fatta... forse.... — balbettò Massimo, — se avessi potuto credere che non fosse aspettata con tanta severità di contegno. Ma sai che è una cosa che offende?
— Quale?
— Che su questa brava domanda, come tu la chiami, si facesse tanto assegnamento, perbacco!
— E te ne duole? Ma io ne sarei felicissimo, — disse Almerico. — Infine, la signora ebbe il rispetto del matrimonio, quantunque potesse dirsi mal maritata. Ebbe il rispetto della vedovanza, quantunque potesse credersi liberata da ogni obbligo. Ha oggi il rispetto dell’amor suo.
— Ed io non so che farmene! — gridò Massimo inviperito. — Non amo questo rispetto, io! L’amore... è l’amore.
— Definizione nuova!