— Meno male! — rispose Almerico. — Povera umanità, se anche l’amicizia fosse provveduta di queste appendici!

— Dunque — ripigliò Massimo — io conto su te. Tu sei un vero amico; amico fino all’eroismo, non è vero? Ed io ho bisogno di un eroe. «I want a hero an uncommon want».

— C’è bisogno di dirmelo in inglese? — domandò Almerico, sorridendo.

— È un verso di lord Byron; — rispose Massimo.

— Che tu mi citi per la seconda volta. A momenti m’aspetto un po’ di Shakspeare. Ma per che cosa conti su me? Quale eroismo mi chiedi?

— Eccoti, mio buon Almerico. Ti ho detto che sono stanco. Il mestiere di vittima non mi conviene.

— E lo dici ora, che sarebbe venuto il momento di diventare altra cosa? Sii ragionevole, Massimo! Se la signora ti ama, se vuole esser tua davanti a tutte le autorità costituite, non pare a te che ti dia una bella prova di amore? Infine, guardaci bene! non è una donna che abbia mestieri di te, nè di un altro. —

Massimo di Riva sbuffò un tantino, lasciando passare quella ràffica di buon senso.

— Vuoi proprio sapere la verità? — gridò egli, come quell’altro ebbe finito.

— Ma sì, se credi, come in Corte d’Assise: la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.