— Già! — rispose Massimo. — Non ci sarebbe mancato altro! C’era invece lei, miss Madge, che io vedevo per la prima volta. Che maraviglia! che fior di bellezza! che stella! Ma questi paragoni non dicono abbastanza. Miss Madge è un’angiolessa.

— Chiamala almeno angeletta! — disse Almerico. — Ti troverai d’accordo con la buona lingua, e con Dante Alighieri, suo padre.

— E sia, diciamo angeletta, sebbene questo diminutivo non si attagli che al giro della sua vita così snella. Per venire al fatto, sono stato presentato alla signora Lockwood, ed ho, Dei immortali! ballato con lei. Ma poi mi sono ricattato, ballando con sua figlia. Oh se mi son ricattato! Se rammenti, sono stato il suo cavaliere per il cotillon. Che incantesimo il mio, con quel tesoro di freschezza, di grazia, di profumo, tra le braccia!

— Permetti un’osservazione; — disse Almerico. — Sai quel che succede dai profumieri? L’ultima essenza che si fiuta par sempre la migliore. —

Massimo rispose all’osservazione con una crollata di spalle.

— Ora continua; — soggiunse Almerico; — non t’interrompo più.

— Ah! meno male! Dov’eravamo rimasti? Al ballo, non è vero? Ebbene, caro mio, mi sono inebriato di quella freschezza, di quel profumo, di quel candore. Io, io, che non credevo all’attrattiva delle fanciulle, che le dicevo insipide! Dio degli Dei! Forse pensavo così, perchè non mi ero imbattuto ancora in quella che doveva colpirmi. E gliel’ho detto, sai? Sono andato il giorno dopo a far visita. Vuoi credere? Miss Madge mi ha ricevuto.... sola.

— Sola?

— Sola, solissima. Pare che sia l’uso, in America. La mamma venne, ma più tardi, e poi se ne andò ancora, per ritornare un’ora dopo.

— Che visita! Si usa di farle così lunghe, in America?